L'Italia finisce nel mirino della Commissione europea insieme a Francia, Germania e altri 17 Paesi del blocco comunitario. Il motivo? Nessuno di loro ha consegnato entro il 31 dicembre scorso il piano nazionale obbligatorio per la ristrutturazione degli edifici, uno dei pilastri della direttiva sulle 'case green' che dovrebbe guidare la transizione verso edifici a emissioni zero.

La mossa di Bruxelles rappresenta un primo passo formale contro gli inadempienti. La Commissione ha infatti inviato le lettere di costituzione in mora, uno strumento amministrativo che accorda ai governi un tempo limite - fissato a due mesi - per fornire spiegazioni e, possibilmente, regolarizzare la situazione. Si tratta di una scadenza critica: se le risposte non risulteranno convincenti, il processo d'infrazione proseguirà inesorabilmente con il parere motivato, il quale può portare a sanzioni economiche negli stadi successivi.

La direttiva europea sulle case green rappresenta un elemento strategico del Green Deal europeo, mirando a ridurre significativamente i consumi energetici del settore residenziale entro il 2030 e il 2050. Ogni Stato membro avrebbe dovuto delineare la propria strategia nazionale indicando tempi, risorse e modalità di intervento. L'assenza di questi piani sottolinea difficoltà organizzative e di coordinamento che potrebbero ritardare l'intero processo di decarbonizzazione europea.

Roma avrà quindi sessanta giorni per rispondere alle contestazioni di Bruxelles e cercare di scongiurare l'aggravamento della procedura. Nel frattempo, rimane da chiarire quali siano gli ostacoli che hanno impedito al nostro Paese, insieme a molti altri, di rispettare il calendario stabilito dalla Commissione.