Dopo settimane di aumenti record, le due principali società di distribuzione carburanti in Italia hanno deciso di invertire la rotta. Ip e Tamoil hanno comunicato alle loro reti di benzinai indicazioni al ribasso sui listini di benzina e gasolio, segnalando così un possibile allentamento della pressione sui prezzi che ha caratterizzato il periodo successivo all'inizio del conflitto in Iran.

Secondo i dati dell'Osservaprezzi carburanti del ministero dell'Industria e del Made in Italy, aggiornati a mercoledì 11 marzo 2026, Ip ha consigliato ai propri distributori una riduzione di 2 centesimi al litro sia per la benzina che per il gasolio. Tamoil ha invece suggerito un taglio più contenuto, limitato a 1 centesimo al litro sul gasolio. Le raccomandazioni dovranno ancora tradursi effettivamente nei prezzi praticati alle pompe, ma rappresentano un segnale di inversione di tendenza dopo mesi difficili per gli automobilisti.

Nonostante questi tagli, i listini di Ip rimangono tra i più elevati del mercato: la benzina è proposta a 1,83 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge i 2,06 euro, prezzo che condivide il primato negativo con Q8. Tamoil continua invece a registrare i rincari più significativi dall'inizio della guerra: più 34 centesimi al litro sul gasolio e più 15 centesimi sulla benzina rispetto ai livelli precedenti il conflitto.

In controtendenza, Eni mantiene la posizione di compagnia con i prezzi più competitivi, offrendo il gasolio a 1,95 euro e la benzina a 1,79 euro al litro. La rete del marchio rosso ha inoltre registrato gli incrementi più limitati nel periodo bellico, con un aumento di soli 20 centesimi sul gasolio e 10 sulla benzina. Queste differenze evidenziano come le strategie commerciali delle varie società petrolifere abbiano impattato diversamente sui portafogli dei consumatori italiani in questi mesi di tensione geopolitica.