L'Italia consolida la sua posizione di meta turistica globale. Secondo i dati provvisori della Banca d'Italia, il 2025 si conferma un anno eccezionale per il comparto, con un flusso crescente di visitatori stranieri e una spesa complessiva che raggiunge quota 56 miliardi di euro. Un risultato che testimonia la continua attrattività del Paese presso i turisti internazionali, nonostante alcune dinamiche complesse nel dettaglio dei consumi.
A trainare la crescita sono state soprattutto le destinazioni europee, con i viaggiatori provenienti dall'Unione Europea che hanno aumentato la loro spesa del 4,1 per cento, mentre quelli extraeuropei hanno registrato un incremento ancora più sostenuto del 5,5 per cento. Una diversificazione geografica che riduce la dipendenza dai tradizionali mercati e allarga la base dei visitatori a economie emergenti sempre più interessate al patrimonio culturale e paesaggistico italiano.
Meno robusti, invece, gli aumenti a livello di spesa media per turista. Bankitalia evidenzia infatti come la cifra pro capite abbia registrato un "modesto aumento", suggerendo che pur crescendo in numero, i visitatori tendono a contenere la spesa individuale. Un dato che riflette possibilmente una maggiore attenzione ai budget da parte dei viaggiatori, compensata però dal maggiore afflusso complessivo.
A livello macroeconomico, l'impatto rimane significativo. L'avanzo della bilancia turistica – ossia la differenza tra quanto gli stranieri spendono in Italia e quanto gli italiani spendono all'estero – sale a 22,8 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 21,2 miliardi del 2024. Una cifra che rappresenta l'1 per cento del prodotto interno lordo nazionale, confermando il turismo come pilastro strategico dell'economia italiana.
Dall'altra parte della medaglia, gli italiani hanno intensificato i loro viaggi verso l'estero: la spesa dei connazionali oltreoceano è cresciuta del 5,1 per cento verso le mete europee, mentre quella verso destinazioni extraeuropee ha subito un incremento più modesto dell'1,3 per cento. Un comportamento coerente con la preferenza tradizionale per l'Europa, consolidatasi ulteriormente nel corso dell'anno.