I listini dell'energia europea chiudono la seduta all'insegna della volatilità, con il gas che torna a fare paura ai consumatori e agli operatori del settore. Alla borsa energetica di Amsterdam, il contratto futures Ttf ha registrato un balzo di oltre cinque punti percentuali, portandosi a quota 4,99 euro per megawattora, poco al di sotto della barriera psicologica dei 50 euro che continua a rappresentare un livello critico per il mercato.

A spingere verso l'alto i prezzi della materia prima è soprattutto l'incertezza che circonda le operazioni di trasporto nello stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più strategici al mondo. Le tensioni geopolitiche nella regione hanno determinato il blocco di diverse navi portarinfluenze, alimentando i timori che i flussi di gas liquefatto possano subire interruzioni nei prossimi giorni. Una simile prospettiva è sufficiente a scatenare movimenti al rialzo sui mercati delle commodities energetiche, dove anche il petrolio ha colto l'occasione per recuperare terreno.

La seduta odierna conferma dunque la fragilità strutturale dei mercati energetici europei, ancora molto dipendenti dalle vicissitudini geopolitiche globali e dalle fluttuazioni dei flussi di importazione. Con i consumi invernali ancora sostenuti e le riserve strategiche che si assottigliano progressivamente, qualsiasi segnale di disturbo sui principali snodi logistici rischia di trasmettersi rapidamente sui listini, con ricadute potenzialmente significative sulle bollette delle famiglie e sui costi di produzione delle imprese.