Una seduta all'insegna della debolezza ha caratterizzato i mercati finanziari europei, con gli investitori sempre più preoccupati dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente. Il nervosismo ha investito sia i listini azionari che i titoli di Stato, mentre le quotazioni dell'energia hanno raggiunto livelli allarmanti. Il petrolio Wti americano ha oltrepassato i 87 dollari al barile, mentre il Brent del Mare del Nord ha sfondato quota 92 dollari, spingendo al rialzo anche i prezzi del gas naturale, che ad Amsterdam ha toccato i 50 euro per megawattora con un balzo del 5,48%.
A provocare questa impennata sono state principalmente le tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di idrocarburi. Nel corso della giornata sono giunte notizie di tre navi danneggiate nella zona, seguite dalle dichiarazioni minacciose di Teheran, che ha paventato il raggiungimento dei 200 dollari al barile e ha promesso di colpire ogni imbarcazione diretta verso Stati Uniti, Israele e i loro alleati. L'intervento dell'Agenzia Internazionale per l'Energia, che ha immesso sul mercato 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, si è rivelato insufficiente a contenere l'escalation, venendo accolto dagli operatori con evidente scetticismo.
Le piazze borsistiche continentali hanno subito ribassi generalizzati: Francoforte ha registrato il calo più marcato con il -1,37%, mentre Milano ha perso lo 0,95% e Parigi ha contenuto i danni al -0,19%. L'eccezione è stata rappresentata dal comparto energetico, con Eni che ha guadagnato l'1,99%, in linea con gli altri produttori petroliferi globali. Mediobanca e Mps hanno invece beneficiato dei movimenti valutari, chiudendo entrambe in rialzo.
Il rincaro delle materie prime ha riacceso i fari su inflazione e decisioni monetarie. I dati statunitensi di febbraio, in linea con le previsioni, hanno comunque alimentato le convinzioni che la Federal Reserve non procederà a più di un taglio dei tassi nell'anno in corso, mentre cresce l'attesa per possibili rialzi della Bce. Questa prospettiva ha penalizzato i titoli obbligazionari: il Treasury decennale americano ha raggiunto il 4,2%, il Bund tedesco il 2,92% e il Btp italiano il 3,66%, con lo spread che si è allargato a 76,3 punti base. Sul fronte valutario, il dollaro si è apprezzato portando l'euro a quota 1,157. L'oro, tradizionale bene rifugio, ha subito una leggera contrazione mantenendosi intorno a 5.165 dollari l'oncia.