Una giornata difficile per gli investitori europei, con gli indici sotto pressione e il sentiment generale deteriorato dalle performance negative di Wall Street. Il contagio dai mercati americani si propaga velocemente anche sul Vecchio Continente, dove gli operatori continuano a fare i conti con l'aumento vertiginoso dei prezzi energetici. Lo Stoxx 600, principale barometro della Borsa europea, accusa un calo dello 0,5%, mentre il settore finanziario rimane sotto la lente dei venditori.

Particolarmente colpita risulta la piazza milanese, che registra una flessione dell'1,43% in una seduta caratterizzata da vendite generalizzate nel comparto bancario. Montepaschi perde il 3,8% e Mediobanca arretra del 3,5%, confermando come gli istituti di credito rimangono vulnerabili al contesto macroeconomico incerto. Fa eccezione Leonardo, che recupera il 4,6% grazie a una pubblicazione di risultati incoraggianti. Tra le altre capitali europee, Parigi cede lo 0,6%, Francoforte lo 0,35%, Madrid l'1,19% e Londra lo 0,43%.

Sotto la superficie di questi movimenti risiede la preoccupazione crescente legata agli sviluppi geopolitici in Iran. Analisti e operatori temono che un'escalation nel conflitto potrebbe ulteriormente comprimere la disponibilità di energia sui mercati globali, accelerando le spinte inflazionistiche già in atto. Il petrolio Brent tocca quota 99,1 dollari al barile, in rialzo di quasi l'8%, mentre il Wti risale a 94,3 dollari con un guadagno dell'8,1%. Anche il gas naturale sale, posizionandosi poco sotto i 52 euro al megawattora con un incremento del 2,8%.

La tensione geopolitica e i prezzi dell'energia non risparmiano neppure il mercato dei titoli di Stato italiano. Lo spread tra Btp e Bund si allarga superando i 78 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano guadagna sei punti base avvicinandosi al 3,73%. Un segnale che gli investitori richiedono compensi maggiori per detenere carta italiana in un contesto dove l'inflazione rimane una minaccia concreta.

Sul fronte valutario, il dollaro prosegue nella sua marcia rialzista approfittando dell'aumento della volatilità: l'euro arretra a 1,1522 contro il biglietto verde. L'oro, tradizionalmente rifugio sicuro in periodi di incertezza, scende comunque a 5.151 dollari l'oncia, segnale che anche i mercati più difensivi sentono il peso della pressione generale sui listini.