Una pioggia di buone notizie arriva dal governo degli Stati Uniti per i pastifici italiani. Il Dipartimento del Commercio Usa ha annunciato oggi una significativa riduzione dei dazi antidumping che gravano sulla pasta made in Italy, in una decisione che il Ministero degli Affari Esteri commenta come un importante sollievo per il comparto. La misura riguarda tredici aziende produttrici italiane che erano state precedentemente accusate di esportare verso gli Stati Uniti a prezzi artificialmente bassi, una pratica commerciale che avrebbe violato le normative internazionali sul dumping.
La retromarcia americana è clamorosa se si guarda ai numeri. Garofalo, uno dei giganti del settore, vede il suo dazio crollare dal 91,7% originariamente fissato a settembre 2025 fino al 7% odierno. Un taglio ancora più marcato colpisce la Molisana, che beneficia di una riduzione dal medesimo 91,7% iniziale a un modesto 2,65%. Questi scossoni tariffari, calati come mannaia sui produttori sei mesi fa, rappresentavano una minaccia concreta per la competitività dei marchi tricolori sul mercato americano, il secondo mercato di esportazione per la pasta italiana.
Non è la prima marcia indietro da parte di Washington. Lo scorso 31 dicembre, il Dipartimento del Commercio aveva già corretto parzialmente il tiro, introducendo dazi più contenuti rispetto ai provvisori di settembre. Oggi, però, la riduzione è ancora più corposa, suggerendo che le controdeduzioni presentate dalle aziende italiane e dalle loro associazioni di categoria hanno finalmente trovato ascolto presso le autorità americane. La Farnesina, in una nota ufficiale, celebra implicitamente questa evoluzione, ricordando come sia stata determinante l'azione diplomatica italiana.
Per il settore, già flagellato dalla volatilità dei mercati e dalla competizione globale, questo respiro rappresenta una chance per riequilibrare i conti e mantenere salde le proprie quote di mercato negli Stati Uniti. Le tredici aziende coinvolte potranno ora esportare a condizioni meno penalizzanti, anche se i dazi rimangono comunque operativi: il messaggio è chiaro che Washington rimane vigile su presunte pratiche sleali, pur riconoscendo che le accuse iniziali erano probabilmente state formulate con margini troppo ampi.