Una escalation nel Golfo Persico potrebbe trasformarsi in una manna finanziaria per le aziende statunitensi di gas naturale liquefatto. Secondo un'analisi del think tank italiano Ecco specializzato in questioni climatiche, l'eventuale blocco dello Stretto di Hormuz comporterebbe l'uscita dal mercato globale del Qatar, principale concorrente degli Usa. Questo scenario permetterebbe agli esportatori americani di ampliare significativamente la loro quota di mercato, generando ricavi supplementari quantificati attorno ai 870 milioni di dollari ogni sette giorni.
L'Italia, pur essendo il maggior importatore europeo di gas qatariano, gode di una posizione relativamente privilegiata rispetto ad altre nazioni. Il gas proveniente dal Qatar rappresenta il 24 per cento delle importazioni italiane di gas liquefatto, equivalente a poco meno dell'8 per cento del consumo complessivo nazionale, per un volume annuale di 6,4 miliardi di metri cubi. Il quadro energetico europeo risulta inoltre meno esposto rispetto a Paesi come la Cina, l'India, il Giappone e la Corea del Sud, che dipendono molto più significativamente dalle forniture mediorientali.
Per quanto riguarda il petrolio, sia l'Unione Europea che l'Italia importano quantità marginali da Tehran a causa delle sanzioni internazionali già in vigore, rendendo il continente europeo meno vulnerabile rispetto ai principali competitor asiatici che si riforniscono largamente dal mercato iraniano.
Ciò che emerge dall'analisi di Ecco è quanto risulti strategica la diversificazione energetica verso le fonti rinnovabili. I Paesi che hanno investito massicciamente in impianti eolici e solari, oltre che nell'efficienza energetica, si trovano maggiormente protetti dalle oscillazioni dei prezzi globali. In Italia, dove il gas copre ancora il 61,4 per cento della produzione elettrica, il prezzo medio all'ingrosso raggiunge i 116 euro al megawattora, un valore considerevolmente superiore a Germania (87 euro), Spagna (65 euro) e Francia (61 euro), tutte realtà dove nel 2025 la produzione rinnovabile ha già superato quella da combustibili fossili.
Dal 2021 al 2024 l'Italia ha installato 15 gigawatt di capacità rinnovabile, una cifra inferiore rispetto agli obiettivi annuali di 9 gigawatt previsti dal Piano nazionale integrato energia e clima. Questo incremento avrebbe potuto sostituire 3,8 miliardi di metri cubi di gas, con un risparmio economico stimato in 1,4 miliardi di euro. La Spagna rappresenta un benchmark interessante: grazie alla massiccia penetrazione delle rinnovabili, ha mantenuto i prezzi dell'energia nella prima metà del 2025 circa un terzo inferiore alla media continentale. Accelerare la transizione verde rimane dunque la strategia più efficace per l'Italia al fine di contenere l'impatto delle tensioni geopolitiche sui costi energetici.