I riflessi della tensione geopolitica in Medio Oriente stanno colpendo duramente il portafoglio degli automobilisti italiani. Secondo un'indagine del Codacons, le fiammate dei prezzi dei carburanti alle pompe comportano un aggravio economico giornaliero pari a 16,5 milioni di euro per l'intero Paese. Un dato che emerge dal confronto tra i listini di fine febbraio, prima dell'inizio del conflitto, e quelli registrati nella metà di marzo.

I numeri sono particolarmente significativi. Il gasolio ha subito un rialzo dell'18,5% in poco più di due settimane, pari a 32,2 centesimi in più al litro, comportando un aggravio di sedici euro a ogni rifornimento completo. La benzina, sebbene con incrementi inferiori rispetto al gasolio, non è rimasta immune dall'onda d'urto: il rincaro si attesta al 9,1%, corrispondente a 15,3 centesimi al litro e a una maggiore spesa di 7,6 euro per pieno. A livello nazionale, sulla rete ordinaria di strade e autostrade vengono distribuiti quotidianamente circa 40 milioni di litri di gasolio e quasi 24 milioni di litri di benzina, superando globalmente i 64 milioni di litri giornalieri.

Per lo Stato, paradossalmente, questa situazione si traduce in un'opportunità di cassa. Considerando che le accise e l'Iva gravano per il 58% sul prezzo finale al consumo, le entrate tributarie aumentano di 9,5 milioni di euro ogni ventiquattro ore rispetto a fine febbraio, grazie proprio ai rincari che stanno mettendo pressione sui consumatori.

L'istituto di tutela ha inoltre elaborato scenari più allarmanti, estendendo l'analisi oltre il solo comparto carburanti. Qualora la spirale inflazionistica dovesse stabilizzarsi al 2%, una famiglia media affronterebbe una spesa aggiuntiva di 661 euro su base annuale, con un costo complessivo per la collettività di 17 miliardi. Tuttavia, se l'inflazione dovesse accelerare fino al 5%, l'erosione del potere d'acquisto raggiungerebbe proporzioni critiche: ogni nucleo familiare medio pagherebbe 1.653 euro in più all'anno, generando una stangata complessiva sugli italiani di oltre 42 miliardi di euro annui. Uno scenario che il Codacons avverte potrebbe concretizzarsi qualora il conflitto mediorientale continuasse a destabilizzare i mercati energetici globali.