Nelle piazze di Napoli e in altre città italiane i rider sono scesi in strada per rivendicare diritti fondamentali e tutele lavorative. La mobilitazione nazionale, organizzata da Cgil, Nidil, Filcams e Filt, punta i riflettori sulla situazione dei corrieri delle piattaforme di delivery, finiti di recente al centro di un'inchiesta della procura di Milano. Al centro della protesta c'è la richiesta di trasformare i contratti attuali in veri rapporti di lavoro dipendente, superando gli accordi precari e svantaggiosi oggi vigenti.

Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania, non ha usato giri di parole durante il presidio: i rider sono oggi vittime di un sistema che li sfrutta sistematicamente. Senza contratti degni, questi lavoratori mancano di diritti elementari come ferie, permessi e protezioni, mentre vengono penalizzati da algoritmi che ne controllano ogni aspetto del lavoro. "Chiediamo dignità per questi lavoratori", ha dichiarato Ricci, sottolineando l'inaccettabilità di compensi che si fermano a tre o quattro euro per consegna.

La soluzione proposta dai sindacati è concreta: applicare a livello nazionale il contratto della logistica e delle merci, lo stesso che protegge altri settori simili. Questo accordo comporterebbe benefici significativi: rimborsi chilometrici, maggiorazioni per il lavoro notturno e domenicale, scatti di anzianità e uno stipendio mensile superiore ai duemila euro, oltre a tredicesima e fondo di fine rapporto. Una proposta che varrebbe allo stesso modo a Napoli, Palermo o Milano, eliminando le disparità territoriali.

Roberta Turi, segretaria nazionale di Nidil Cgil, ha enfatizzato come le indagini milanesi confermino ciò che i sindacati denunciano da anni: l'uso della vulnerabilità economica dei rider per giustificare condizioni lavorative inaccettabili. Secondo i dati dell'inchiesta, chi lavora dieci ore al giorno per Glovo o Deliveroo guadagna realmente circa 1.200 euro mensili, meno della metà di quanto promesso da un contratto serio. "C'è ancora molto da fare", ha concluso Turi, indicando che la lotta per i diritti dei rider è tutt'altro che conclusa.