Una mobilitazione senza precedenti attraversa l'Italia oggi: i rider delle principali piattaforme di food delivery scendono in piazza simultaneamente in oltre trenta città, da Roma a Milano, Napoli, Bologna, Palermo e Firenze, per urlare il loro disagio alle istituzioni e all'opinione pubblica. Al centro della protesta, coordinata dalla Cgil, ci sono condizioni lavorative che l'organizzazione sindacale definisce semplicemente "estreme" e incompatibili con qualsiasi nozione di dignità professionale.

Dal presidio principale allestito a Roma, nella piazza Re di Roma, la segretaria confederale della Cgil Francesca Re David ha fornito un quadro allarmante della realtà quotidiana di questi lavoratori. Per la stragrande maggioranza dei ciclofattorini il food delivery non rappresenta un'attività saltuaria ma il principale - se non unico - reddito familiare. Eppure devono affrontare ritmi di lavoro brutali: dalle 6 alle 7 giorni settimanali, con giornate che si estendono dalle 7 alle 10 ore consecutive, e nel 62% dei casi oltre otto consegne giornaliere. Un carico di lavoro intenso che non trova compenso adeguato.

I numeri dei compensi dipingono uno scenario ancora più severo. Secondo i dati riportati da Re David, i rider percepiscono in media fra 2 e 4 euro per ogni consegna completata, senza alcun riconoscimento economico per i tempi di attesa o le spese sostenute di tasca propria. Tale marginalità economica è tale che oltre metà dei ciclofattorini si trova costretto a rifiutare sistematicamente gli ordini sottopagati, creando un circolo vizioso che comprime ulteriormente i guadagni.

La Cgil non si limita a protestare ma avanza rivendicazioni concrete e fondate su normative esistenti. L'organizzazione chiede l'applicazione immediata del contratto nazionale per le Merci e la Logistica, uno strumento già disponibile nel nostro ordinamento, insieme al riconoscimento di benefici considerati elementari in qualsiasi rapporto di lavoro: giorni di ferie, permessi retribuiti per malattia, copertura per infortuni, tredicesima e quattordicesima mensilità, fondo trattamento di fine rapporto, oltre a garanzie superiori in tema di salute e sicurezza sul lavoro.

Re David ha anche fatto riferimento all'intervento della Procura di Milano, auspicando che l'azione giudiziaria possa spingere le aziende del settore al tavolo negoziale, costringendole finalmente a riconoscere lo status di lavoratori subordinati ai ciclofattorini e di conseguenza i loro diritti fondamentali. "Basta sfruttamento", ha concluso la segretaria confederale, sintetizzando la frustrazione di migliaia di lavoratori che trovano nei servizi di consegna non un'opportunità ma una gabbia economica.