Jerome Powell ottiene una vittoria legale significativa nella sua battaglia contro Donald Trump. Il capo della Federal Reserve, ripetutamente attaccato pubblicamente dal magnate durante il suo primo mandato, ha visto un tribunale federale invalidare completamente l'inchiesta penale avviata dal Dipartimento di Giustizia contro di lui. L'indagine riguardava la sua testimonianza al Senato relativamente ai lavori di ristrutturazione della sede centrale dell'istituto di credito più influente al mondo.

Il giudice capo James Boasberg del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti ha emesso venerdì una sentenza dettagliata che rappresenta uno schiaffo alle pretese dell'amministrazione Trump. Secondo la decisione del magistrato, i mandati di comparizione emanati dal Gran Giurì non avevano alcun fondamento legittimo, ma costituivano piuttosto un escamotage procedurale orchestrato per esercitare controllo sulla Federal Reserve e sulla sua leadership.

La vera questione sottesa a questa battaglia legale riguarda l'indipendenza della banca centrale americana. Trump, che paradossalmente aveva nominato Powell alla guida della Fed durante il suo primo mandato, ha ripetutamente spinto per tagli ai tassi di interesse al fine di stimolare l'economia. Questa pressione mirava a privilegiare la crescita economica a breve termine, ignorando le crescenti spinte inflazionistiche che caratterizzavano il periodo. La mossa interpretata da Powell e ora confermata dal tribunale rappresentava un tentativo di subordinare la Federal Reserve alle direttive politiche della Casa Bianca, compromettendo quell'indipendenza che i mercati finanziari reputano essenziale per la credibilità monetaria americana.

La sentenza di Boasberg legittima quindi la posizione di Powell, proteggendo il ruolo istituzionale della banca centrale dal condizionamento politico. Per il presidente della Fed si tratta della prima significativa rivalsa legale contro le tattiche aggressive impiegate da Trump nel tentativo di piegare l'istituzione ai propri voleri economici.