La corsa agli armamenti in Ucraina accelera a ritmi vertiginosi. Secondo Andrius Kubilius, commissario dell'Unione Europea incaricato dei dossier sulla Difesa, i droni kamikaze oggi impiegati nel conflitto nel Golfo e nei teatri europei perderanno efficacia operativa entro sessanta giorni. Il motivo è semplice ma implacabile: sia le forze russe che quelle ucraine stanno sviluppando contromisure sempre più sofisticate per intercettarli e abbatterli.

Kubilius ha espresso questa valutazione durante il suo intervento al Forum Europa di Bruxelles, uno dei principali appuntamenti istituzionali continentali. Le sue parole suonano come un campanello d'allarme per il vecchio continente: la velocità con cui le tecnologie militari diventano obsolete nel conflitto contemporaneo richiede un cambio di paradigma negli investimenti europei.

Il messaggio è chiaro e inquietante: chi si ferma è perduto. L'Europa non può permettersi di sviluppare armamenti e poi considerarli strategici per anni. La dinamica della guerra moderna, caratterizzata dall'adattamento tattico rapido e dall'innovazione tecnologica spinta dalla necessità, costringe a investimenti massicci e continuativi in ricerca e sviluppo. Non si tratta più di progetti decennali, ma di cicli di aggiornamento misurati in settimane.

Per Kubilius la soluzione è l'integrazione europea in un sistema coordinato di innovazione bellica. L'Ue deve stare al passo con i tempi, coinvolgendosi attivamente in programmi di ricerca militare avanzata. Questo significa stanziamenti consistenti, partnership pubblico-private e una governance comune che superi i frammentati sforzi nazionali finora realizzati. Solo così il blocco continentale potrà mantenere una credibilità difensiva nel prossimo decennio.

Le dichiarazioni del commissario riflettono una realtà che i vertici europei non possono più ignorare: la sicurezza del continente passa necessariamente attraverso l'autonomia tecnologica e la capacità di innovare più velocemente degli avversari. Il conflitto ucraino funge da acceleratore, costringendo Bruxelles a ripensare completamente la propria strategia di difesa.