L'Unione Europea deve accelerare significativamente la produzione di sistemi missilistici di difesa aerea, in particolare quelli antibalistici di medie e grandi dimensioni. È l'appello lanciato da Andrius Kubilius, commissario europeo incaricato della Difesa, durante il Forum Europa in corso a Bruxelles. La richiesta arriva in un momento critico: nel solo 2025, l'Ucraina ha già subito oltre duemila attacchi missilistici, e il fabbisogno di armamenti difensivi cresce a un ritmo allarmante.

I numeri illustrano bene la portata della sfida. Per neutralizzare un singolo missile in entrata, Kiev ha spesso dovuto utilizzare due o più sistemi di difesa aerea. Emblematico il dato relativo ai Patriot: nell'arco di un solo inverno, l'Ucraina ha consumato 700 unità di questo sistema. A titolo di confronto, la produzione annuale americana si ferma a circa 750 missili, una capacità già sollecitata da altri teatri di crisi, come il Medio Oriente, dove le risorse belliche statunitensi sono impiegate su più fronti.

Per questo motivo, Kubilius ha avviato una vera e propria missione diplomatica tra le capitali europee. Ha già completato una tappa in Polonia e ha in agenda visite a Germania, Italia e Francia. L'obiettivo è non solo sensibilizzare i governi, ma anche coordinare con l'industria della difesa una strategia comune di sviluppo e potenziamento dei sistemi missilistici europei, sia quelli di grosso calibro sia quelli di dimensioni ridotte.

Secondo il commissario, la collaborazione con l'Ucraina rimane centrale. Kiev ha già intrapreso iniziative autonome nel settore della produzione bellica e il mantenimento di una partnership stabile con il paese aggredito rappresenta un elemento strategico imprescindibile per la sicurezza continentale. "L'industria europea sta rispondendo in modo positivo", ha riconosciuto Kubilius, tuttavia gli operatori del settore della difesa lamentano l'assenza di una visione strategica strutturata e di lungo termine da parte dell'Ue.

Questo vuoto progettuale espone le aziende a rischi industriali considerevoli. Senza chiarezza sugli obiettivi politici europei e sui volumi di investimento previsti, le imprese risultano riluttanti ad avviare importanti programmi di espansione produttiva. Il settore della difesa, per sua natura, richiede pianificazione decennale e certezze contrattuali. L'Europa, dunque, si trova di fronte a un dilemma: per vincere la corsa agli armamenti di difesa serve una roadmap politica chiara che dia all'industria le coordinate necessarie per investire in capacità produttive sostenibili.