L'Unione Europea sigilla definitivamente la frattura con la Russia sul fronte energetico. Durante il Consiglio Ue dedicato all'energia, il commissario Dan Jorgensen ha confermato che Bruxelles non intende importare nemmeno una singola molecola di carburante dal territorio russo nei prossimi anni. Una dichiarazione di intenti forte, accompagnata da scelte concrete: la legislazione europea già approvata vieta l'importazione di gas naturale, mentre è in preparazione una normativa analoga per il petrolio.

Il commissario ha sottolineato come questa decisione rappresenti un radicale cambio di rotta rispetto ai decenni passati, quando l'Europa si era consegnata nelle mani di Mosca attraverso una dipendenza energetica crescente. "Non possiamo ripetere gli errori storici che ci hanno reso vulnerabili al ricatto di Putin", ha dichiarato Jorgensen, evidenziando come questa subordinazione abbia rappresentato un grave rischio geopolitico per il continente.

L'attuale architettura sanzionatoria prevede già restrizioni su importazioni di greggio russo, ma due nazioni dell'Europa centrale - Ungheria e Slovacchia - beneficiano ancora di deroghe specifiche. Una situazione che Bruxelles intende eliminare rapidamente, spinta dalla consapevolezza che ogni rubinetto rimasto aperto rappresenta un canale di finanziamento indiretto ai conflitti militari in Ucraina.

Jorgensen ha ribadito l'impegno dell'Ue a mantenersi ferma in questa direzione, nonostante le pressioni provenienti da vari settori. Il messaggio è cristallino: la guerra brutale e illegale intrapresa dalla Russia non potrà più contare sui proventi energetici europei. La transizione energetica del continente, già in corso verso le fonti rinnovabili, diventa così anche uno strumento di autonomia politica e di difesa dei valori democratici.