Il conflitto in corso sta già producendo effetti tangibili sui conti europei. Secondo quanto comunica Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, l'Unione ha dovuto destinare 6 miliardi di euro aggiuntivi all'acquisto di combustibili fossili dall'inizio della crisi. Una cifra che racconta, numeri alla mano, quanto il Vecchio Continente paghi caro la propria vulnerabilità energetica.

La dichiarazione arriva in una lettera con cui von der Leyen ha sottoposto al Consiglio europeo un aggiornamento sulla questione della competitività economica continentale, in vista del vertice in programma giovedì prossimo. Pur sottolineando che attualmente l'approvvigionamento di energia nell'Ue rimane assicurato, la presidente non nasconde le criticità: l'impennata dei prezzi dei carburanti ha iniziato a erodere la capacità economica dell'Europa, pesando sui bilanci pubblici e privati.

Ma il quadro potrebbe scurirsi ulteriormente. Von der Leyen avverte esplicitamente dei rischi legati a possibili interruzioni durature delle forniture provenienti dal Golfo Persico. Uno scenario del genere porterebbe conseguenze economiche significative per il continente, aggiungendo pressioni a un'economia già messa a dura prova. L'allarme della numero uno della Commissione mette in risalto una verità scomoda per l'Europa: la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas rimane una vulnerabilità strategica di primo ordine.

La situazione rafforza così l'urgenza di una strategia diversificata e duratura sul fronte energetico, capace di ridurre nel medio termine l'esposizione del continente alle oscillazioni dei mercati energetici internazionali e ai rischi geopolitici collegati.