La crisi energetica mondiale continua a pesare sulle economie domestiche, con prezzi di carburanti e corrente elettrica sempre più insostenibili per le famiglie italiane. In questo contesto di difficoltà diffusa, il senatore Carlo Calenda, presidente di Azione, ha deciso di puntare l'attenzione su quello che ritiene essere uno dei principali responsabili del caro-bollette: gli enormi profitti realizzati dalle società energetiche italiane, in particolare dall'Enel. Secondo Calenda, questi guadagni vengono conseguiti operando in condizioni di quasi-monopolio e finiscono per gravare direttamente sui consumatori finali.
Nella sua critica, Calenda sottolinea come Enel controlli l'85 per cento della distribuzione nazionale e abbia ottenuto il rinnovo della sua concessione senza passare attraverso una gara pubblica. "Ancora più grave", spiega il senatore, "è che l'azienda possa addebitare i costi della concessione alle bollette dei cittadini come se fossero investimenti, ottenendo anche un rendimento riconosciuto su queste cifre". Una pratica che, a suo giudizio, non ha eguali in altre nazioni europee.
Quanto agli utili complessivi del settore energetico pubblico italiano, Calenda parla di cifre astronomiche: circa 17 miliardi di euro in totale. "È moralmente inaccettabile", dichiara, "che in un momento come questo, con famiglie in difficoltà, le società pubbliche che operano sull'energia realizzino profitti stratosferici alimentati dalle bollette dei cittadini". Per il leader di Azione la soluzione passa necessariamente attraverso l'apertura delle gare pubbliche per il rinnovo delle concessioni, un meccanismo che potrebbe introdurre concorrenza reale nel settore.
Enel ha respinto le accuse, sostenendo che gli eventuali extra-costi non derivano da comportamenti speculativi bensì dagli investimenti necessari per modernizzare le infrastrutture di rete, spesso obsolete. Un'argomentazione che Calenda rigetta prontamente: "Se gli impianti sono vecchi, la responsabilità è loro, poiché questi lavori dovrebbero essere stati eseguiti da tempo. Il fatto che non l'abbiano fatto dipende proprio dai profitti esorbitanti che li autorizza a rimandare gli interventi necessari". Lo scontro tra il politico e il colosso dell'energia rimane quindi acceso, senza segnali di tregua all'orizzonte.