L'Istat ha comunicato le cifre definitive sull'inflazione di febbraio, correggendo al ribasso le stime preliminari diffuse nei giorni scorsi. L'indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic), depurato dai tabacchi, registra un incremento dello 0,7% rispetto al mese precedente e dell'1,5% rispetto a febbraio dello scorso anno, quando aveva raggiunto l'1,0%. Le previsioni iniziali, comunicate in via provvisoria, avevano ipotizzato un rialzo mensile dell'0,8% e annuo dell'1,6%.

Sul fronte del cosiddetto "carrello della spesa", che rappresenta i beni alimentari di consumo più frequente, la revisione è stata altrettanto contenuta. L'aumento passa dal 2,2% della stima preliminare al 2,0% definitivo, segnalando un rallentamento nei rincari dei prodotti di uso quotidiano che pesa particolarmente sulle tasche delle famiglie italiane.

Diversa la situazione quando si esamina l'inflazione di fondo, quella che esclude le componenti più volatili come i prezzi dell'energia e i cibi freschi. Qui emerge un fenomeno più preoccupante: questo indicatore accelera sensibilmente dal 1,7% al 2,4%, mentre considerando solo l'esclusione dei beni energetici la crescita sale dal 1,9% al 2,5%. A spiegare questo rialzo sono principalmente due settori: i servizi ricreazionali, culturali e legati alla cura della persona, che segnano un +4,9%, e i trasporti, con un incremento del 2,9%. Anche gli alimentari non trasformati contribuiscono all'aumento generale, registrando un +3,7%.

L'unico elemento che mitiga la pressione inflazionistica rimane il calo dei prezzi dell'energia, che scendono del 6,6% grazie al perdurare della situazione favorevole sui mercati internazionali delle materie prime energetiche. Questo effetto contenitivo, come sottolinea l'Istat stessa, risulta però insufficiente a controbilanciare le spinte rialziste provenienti dagli altri comparti dell'economia.