Una ricerca italiana apre nuovi orizzonti nella comprensione dell'autismo. Uno studio coordinato da Alessandro Gozzi, ricercatore presso il Centro di Neuroscienze e Sistemi Cognitivi di Rovereto in provincia di Trento, suggerisce che i disturbi dello spettro autistico non siano un'entità unica, ma possano essere ricondotti a due distinti profili neurologici. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Neuroscience.
Secondo quanto emerso dalla ricerca, il primo subtipo è caratterizzato da un'ipercomunicazione tra le diverse zone cerebrali, mentre il secondo manifesta il pattern opposto: una ridotta capacità di dialogo tra le aree dell'encefalo. Questa scoperta rappresenta un cambio di paradigma significativo nel campo della neuropsichiatria, in quanto consente di andare oltre le tradizionali categorie diagnostiche basate esclusivamente sui sintomi clinici osservabili.
Finora, i medici hanno classificato l'autismo principalmente attraverso l'analisi comportamentale e clinica dei pazienti. Questo nuovo approccio, invece, scava più in profondità, investigando i meccanismi biologici sottostanti che potrebbero spiegare le diverse manifestazioni del disturbo. Comprendere questi substrati neurali potrebbe permettere interventi più mirati e personalizzati.
La ricerca del team di Gozzi rappresenta un passo cruciale verso una medicina più precisa nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico. Se confermata e approfondita, questa classificazione potrebbe rivoluzionare non solo la diagnostica, ma anche lo sviluppo di terapie specifiche per ciascun sottotipo, offrendo ai pazienti cure su misura delle loro effettive caratteristiche neurologiche.