Il vulcano etnografico siciliano ha manifestato nelle ultime ore una ripresa significativa della sua attività eruttiva, confermando ancora una volta il suo ruolo di uno tra i più complessi sistemi vulcanici da monitorare a livello mondiale. Durante la notte scorsa, il gigante di fuoco ha scatenato una fase eruttiva particolarmente vigorosa, proiettando una colonna di cenere vulcanica fino a raggiungere una quota di circa 4 chilometri di altitudine.
Le conseguenze per il trasporto aereo sono state immediate e gravi. L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha emesso un bollettino VONA con il massimo livello di allerta, quello rosso, generando forti limitazioni alle operazioni dell'aeroporto catanese di Fontanarossa. Lo scalo, tra i principali hub del Mezzogiorno, ha dovuto sospendere gran parte delle sue operazioni di decollo e atterraggio a causa della scarsa visibilità provocata dalle particelle vulcaniche in sospensione. L'aeroporto di Comiso, più a sud, è rimasto invece pienamente operativo durante tutta la crisi.
A partire da martedì 7 luglio la situazione ha iniziato a stabilizzarsi gradualmente. L'allerta per l'aviazione è stata ridimensionata dal livello rosso a quello arancione, permettendo all'aeroporto catanese di riprendere progressivamente le sue attività di volo regolare. I passeggeri sono comunque invitati a mantenersi costantemente aggiornati con le proprie compagnie aeree circa lo stato operativo dei loro voli.
L'evento eruttivo che ha caratterizzato queste ore rappresenta l'culmine di una fase geologica complessa iniziata diversi giorni prima. Il 26 giugno scorso, l'Etna aveva aperto una frattura effusiva a circa 3 mila e 30 metri di quota nella zona del cratere Voragine: da questa apertura è fuoriuscita lava in modo costante e graduale fino al 4 luglio, quando il flusso si è esaurito completamente. Questa colata iniziale ha rappresentato il primo campanello d'allarme di un crescendo di fenomeni che ha portato al violento episodio esplosivo delle scorse ore.
Gli esperti dell'INGV continuano a mantenere alta l'attenzione sulle dinamiche vulcaniche in corso, consapevoli che il vulcano siciliano rimane uno dei laboratori naturali più importanti per comprendere i meccanismi eruttivi su scala globale. Allo stato attuale, il monitoraggio costante rappresenta l'unica certezza per proteggere le infrastrutture e i cittadini dalle insidie di un fenomeno naturale affascinante ma potenzialmente pericoloso.