Il referendum sulla giustizia ha superato ogni aspettativa in termini di partecipazione nella prima giornata di voto. Alle 23 di domenica 22 marzo, l'affluenza nazionale aveva raggiunto il 46%, segnando un record assoluto per una consultazione referendaria su due giorni indetta in Italia nel nuovo millennio. Un dato che sorprende gli analisti e che, indipendentemente dall'esito finale, non potrà essere ignorato dalle forze politiche in termini di significato civile e conseguenze sulla scena nazionale.
Le disparità regionali risultano però significative. Al primo posto troviamo l'Emilia-Romagna con il 53,49%, seguita dalla Toscana con il 52,48% e dalla Lombardia con il 51,55%. Sul fronte opposto si posizionano la Sicilia (35,06%), la Calabria (35,72%) e la Basilicata (39,88%). Nel mezzo, regioni del Nord-Est e del Centro mostrano percentuali costantemente superiori al 48%, mentre il Sud presenta un divario più marcato. Lunedì 23 marzo gli italiani potranno tornare alle urne dalle 7 alle 15 per completare il voto.
Le organizzazioni demoscopiche forniscono proiezioni divergenti per il dato finale. Secondo le stime di Yoodata, l'affluenza dovrebbe assestarsi tra il 60 e il 65 per cento, mentre lo studio Garrone prevede una forbice tra il 52 e il 57 per cento. Youtrend, invece, sottolinea come la partita rimanga "ancora completamente imprevedibile". Gli esperti riconoscono infatti un fenomeno interessante: sebbene le regioni tradizionalmente progressiste guidhino in valori assoluti, le province del Nord-Est e della Lombardia hanno registrato i recuperi percentuali più significativi rispetto alle precedenti consultazioni. Verona (+30,4%), Brescia (+30,1%), Treviso (+29,3%), Cremona (+29,2%) e Vicenza (+29,1%) guidano questa classifica di incremento.
Dagli ambienti politici emerge cautela, sebbene diversi esponenti si stiano già preparando a interpretare il responso. Il senatore della Lega Claudio Borghi ha diffidato dal dare eccessivo credito ai sondaggi circolanti, sostenendo che la loro metodologia sia inaffidabile. Nei giorni che precedono il risultato finale, tanto i sostenitori del "Sì" quanto quelli del "No" sanno che un'affluenza simile renderà impossibile minimizzare le conseguenze politiche del voto. Il referendum sulla giustizia non sarà percepito come una semplice pronuncia tecnica, bensì come un test importante sulla forza del governo e, potenzialmente, come indicatore per le prossime elezioni politiche nazionali.