Una coalizione internazionale inedita prende forma attorno alla crisi dello Stretto di Hormuz. Mark Rutte, segretario generale dell'Alleanza atlantica, ha confermato a Fox News che da giovedì scorso ben 22 nazioni si sono unite in una missione comune: ripristinare la libertà di navigazione in uno dei corridoi marittimi più strategici del pianeta. Tra i partecipanti figurano la stragrande maggioranza dei Paesi membri della Nato, affiancati però anche da attori exteuropei di primo piano quali il Giappone, la Corea del Sud e il Bahrein.
La costituzione di questa alleanza rappresenta una risposta diretta agli ultimi sviluppi sulla scena internazionale. Durante l'intervista rilasciata all'emittente americana, Rutte ha evidenziato come la cosiddetta coalizione di Hormuz abbia deciso di coordinarsi proprio per dare seguito alla sollecitazione proveniente da Donald Trump. Secondo il numero uno della Nato, la mobilitazione di così numerosi partner rappresenta un segnale positivo della volontà comune di affrontare le tensioni geopolitiche che minacciano uno dei snodi cruciali del commercio mondiale.
Quando gli è stato ricordato che il presidente americano aveva recentemente definito gli alleati atlantici con termini poco lusinghieri, qualificandoli come "codardi", Rutte ha scelto la strada della diplomazia. Il segretario generale non ha ritenuto opportuno entrare nel merito della polemica verbale, preferendo invece sottolineare il dato concreto: la dimostrazione di unità e determinazione attraverso la rapida costituzione della coalizione.
Lo Stretto di Hormuz rimane una delle arterie vitali dell'economia globale, attraversato quotidianamente da tonnellate di petrolio e merci destinate ai mercati mondiali. La sicurezza di questa rotta rappresenta quindi un interesse condiviso non solo dalle democrazie occidentali, ma anche da numerose economie asiatiche il cui sviluppo dipende strettamente dalla stabilità dei flussi commerciali nel Golfo Persico. La mobilitazione di ventiddue partner internazionali sottolinea quanto la questione sia prioritaria nell'agenda geopolitica globale.