Altra settimana convulsa per i listini europei, travolti dall'incertezza geopolitica e dalle conseguenti fiammate nei prezzi dell'energia. Il deterioramento della situazione in Medio Oriente, segnato dall'invio di navi da guerra e migliaia di marines statunitensi nella regione, ha alimentato la corsa al rialzo del greggio e spinto gli indici di borsa verso il basso. Il Nasdaq americano ha chiuso in calo del 2,01%, mentre la piazza di Francoforte registra le peggiori performance continentali con il Dax che arretra del 4,5%. Milano e Londra seguono a ruota: il Ftse Mib cede il 3,3%, così come il Ftse 100 britannico, mentre il Cac parigino scende del 3,1% e l'Ibex di Madrid perde il 2%.
I numeri del petrolio raccontano una storia di volatilità estrema. Il Wti chiude a Wall Street con un rialzo del 2,27%, attestandosi a 98,32 dollari al barile, mentre il Brent, benchmark internazionale, balza del 3,3% a 112,19 dollari. Su base settimanale il Brent ha guadagnato l'8,8%, mentre il rialzo mensile raggiunge il 55%. Dall'inizio dell'anno, le quotazioni hanno subito un'impennata complessiva dell'84%, riflettendo i timori di un'interruzione dei flussi energetici globali in caso di conflitto prolungato.
Le banche centrali rimangono caute dinanzi all'orizzonte inflazionistico. Sia la Federal Reserve che la Banca Centrale Europea hanno mantenuto invariati i tassi di interesse, tuttavia gli analisti intravedono crescenti preoccupazioni sulla possibilità di una rinascita dell'inflazione qualora il conflitto dovesse prolungarsi. Contemporaneamente, circolano voci secondo cui la Fed potrebbe rinunciare a tagli tariffari nel corso del 2026. In Asia, la Banca Popolare Cinese ha mantenuto i tassi a termine a minimi storici.
Il dato più impressionante riguarda le perdite cumulative: in sole tre settimane, la capitalizzazione azionaria europea è stata decimata di oltre 1.700 miliardi di euro. Diversamente, l'oro aveva attratto capitali in fuga verso asset rifugio, anche se nella settimana appena conclusa il prezzo spot del prezioso metallo ha ceduto l'8,7%, seppur mantenendo un bilancio positivo dall'inizio dell'anno con un rialzo del 5,4%.
Sul versante del listino milanese, i titoli legati all'energia si sono distinti per robustezza. Tenaris ha guadagnato il 6,3% e Eni il 5,7%, quest'ultima sostenuta anche dalla presentazione del nuovo piano strategico sino al 2030. Nel comparto oil & gas, gli indici hanno complessivamente segnato un progresso del 3,3%. Tuttavia, altre realtà hanno subito contraccolpi significativi: Amplifon ha crollato del 20,4% all'indomani dell'annuncio dell'acquisizione di Gn Hearing per 2,3 miliardi di euro, mentre Inwit ha perso il 19,6% in seguito a un accordo che coinvolge Telecom Italia.