Trustpilot dovrà pagare 4 milioni di euro al Garante della Concorrenza e del Mercato italiano. L'Autorità ha riscontrato una serie di pratiche commerciali irregolari che hanno indotto i consumatori in errore sul reale funzionamento della piattaforma di recensioni più diffusa al mondo. La sanzione colpisce le tre entità del gruppo: la società madre britannica Trustpilot Group Plc, quella danese Trustpilot A/S e la filiale italiana Trustpilot S.r.l.

Al centro della contestazione c'è un problema fondamentale: Trustpilot non ha messo in atto i controlli necessari per verificare l'autenticità delle recensioni pubblicate dagli utenti, nemmeno quando la piattaforma stessa le contrassegnava come "verificate". Questo crea un conflitto diretto con la promessa centrale del servizio: offrire ai consumatori valutazioni affidabili e rappresentative delle vere esperienze di acquisto.

Ma c'è di più. L'indagine dell'Antitrust ha scoperto che i servizi a pagamento proposti da Trustpilot alle aziende – spacciati come strumenti per filtrare contenuti falsi e migliorare l'integrità della piattaforma – permettono in realtà alle imprese di scegliere selettivamente quali clienti invitare a lasciare una recensione. Di conseguenza, le valutazioni pubblicate non rappresentano la vera soddisfazione dei consumatori, ma riflettono una selezione artificiosa voluta dalle aziende stesse.

L'Autorità ha anche evidenziato come Trustpilot non abbia reso sufficientemente trasparenti le informazioni cruciali per gli utenti: come funziona davvero la piattaforma, quali aziende utilizzano servizi a pagamento e altri dettagli essenziali per fare scelte consapevoli. A rendere la questione ancora più grave, l'azienda avrebbe utilizzato tecniche di "dark pattern" – artifizi di design dell'interfaccia appositamente pensati per confondere l'utente – per occultare queste informazioni.

Nel complesso, l'Antitrust ha qualificato queste condotte come una pratica ingannevole che viola il Codice del Consumo italiano. La decisione rappresenta un monito importante per tutte le piattaforme di recensioni online: la trasparenza non è un optional, ma un obbligo legale nei confronti dei milioni di consumatori che si affidano a questi servizi per orientare le loro scelte d'acquisto.