L'economia italiana si trova intrappolata in una spirale di shock che si susseguono senza tregua, alimentando fragilità strutturali sempre più evidenti. A lanciare l'allarme è Francesco Maria Chelli, presidente dell'Istat, intervenendo ad Ancona durante la presentazione del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi. Secondo Chelli, il Paese ha dovuto affrontare una sequenza devastante di crisi: prima la pandemia di Covid-19, poi il conflitto ucraino e, contemporaneamente, le conseguenze dei dazi commerciali statunitensi che continuano a gravare sulle imprese.

"Viviamo in un mondo completamente globalizzato dove ogni crisi si somma all'altra come onde che si rincorrono", ha spiegato Chelli ai cronisti. "Se queste criticità non trovano soluzione, indeboliscono progressivamente l'intero sistema economico". L'allarme si fa ancora più concreto con l'emergere di nuove tensioni geopolitiche: la crisi in Medio Oriente rappresenta una minaccia diretta per l'Italia e le regioni come le Marche, storicamente dipendenti dalle importazioni energetiche. Questa vulnerabilità espone il tessuto produttivo nazionale a ulteriori rischi di shock economici.

Il focus del dibattito si è spostato poi sulla questione delle dimensioni aziendali, particolarmente rilevante per le Marche dove prevale la piccola e media impresa. Secondo il presidente dell'Istat, la ridotta dimensione delle aziende non rappresenta di per sé un handicap, ma diventa critico quando le imprese agiscono in isolamento. "Una piccola azienda può crollare per effetto di una perturbazione anche minuscola", ha osservato Chelli. "Diversamente, se riesce a integrarsi in network con altre realtà aziendali di medie dimensioni, condividendo opportunità e difficoltà di mercato, gli impatti negativi si attenuano sensibilmente". La ricetta per resilienza passa dunque attraverso la cooperazione e la ricerca di sinergie strategiche tra operatori economici.