L'acqua rimane un diritto fondamentale, eppure il servizio che la distribuisce agli italiani vive una fase di profonda crisi. A lanciare l'allarme è il sindacato Uil, che in occasione della Giornata mondiale dell'acqua del 22 marzo ha condotto un'indagine approfondita sulla situazione idrica nazionale. Il quadro che emerge è preoccupante: il Paese continua a soffrire di ritardi significativi nelle infrastrutture, disparità territoriali evidenti e una gestione frammentata che crea enormi diseguaglianze tra nord e sud.

I numeri parlano da soli e confermano il fallimento del sistema. Secondo i dati dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) analizzati dalla Uil, le perdite idriche nella rete di distribuzione raggiungono il 41,8% a livello nazionale: acqua che non arriva nelle case nonostante i soldi stanziati. Le differenze regionali sono impressionanti. Nel Nord-Est le perdite si fermano al 32,6%, nel Nord-Ovest al 38,2%, ma quando si scende al Centro la percentuale tocca il 45%, fino ad arrivare al drammatico 50,8% nel Meridione e nelle Isole, dove praticamente una goccia su due si disperde prima di raggiungere gli utenti.

Altrettanto allarmanti sono i dati sulle interruzioni dell'erogazione idrica. Nel Nord gli utenti subiscono circa 0,7 ore di blackout annue, un valore praticamente trascurabile. Nel Centro la situazione peggiora con 31,5 ore di mancanza d'acqua l'anno, mentre nel Sud e nelle Isole il problema diventa inaccettabile con 204 ore annue di interruzione, a fronte di una media nazionale di 54,4 ore. I cittadini meridionali, cioè, rimangono senza acqua per l'equivalente di oltre otto giorni consecutivi ogni anno.

A fronte di un servizio insufficiente e inefficiente, gli italiani pagano tariffe tutt'altro che contenute. L'indagine della Uil ha esaminato le tariffe 2025-2026 per l'uso domestico residenziale, prendendo come riferimento una famiglia di tre persone con consumi annui di 180 metri cubi. La spesa media raggiunge i 500 euro annui, cifra che varia considerevolmente da Nord a Sud e tra gestioni diverse. Le tariffe sono costruite su una quota fissa, una variabile legata ai consumi e componenti perequative, oltre all'Iva al 10%. Il problema, sottolinea il sindacato attraverso il servizio diretto dal segretario confederale Santo Biondo, è che questo costo non riflette un servizio di qualità equivalente: al Sud le famiglie pagano cifre elevate pur subendo dispersioni massicce e interruzioni frequenti.

La ricerca della Uil evidenzia come le tariffe rappresentino il termometro delle storture strutturali del sistema idrico italiano. Non si tratta solo di una questione economica per i cittadini, ma di uno snodo cruciale che incide sulla qualità della vita, sulla tenuta sociale ed economica del Paese e sulla sostenibilità ambientale. Secondo il sindacato, è urgente affrontare questa frammentazione gestionale e ridurre le disuguaglianze territoriali che caratterizzano il servizio idrico italiano da troppo tempo.