I mercati europei accolgono con entusiasmo le parole conciliative di Donald Trump sulla crisi iraniana. Il presidente americano ha comunicato via Truth che gli Stati Uniti rimandano gli attacchi militari contro l'Iran, citando colloqui "molto buoni e produttivi" svoltisi negli ultimi due giorni. Questa apertura diplomatica trasforma completamente il clima negli scambi finanziari del continente.

A Piazza Affari l'effetto è immediato e considerevole. L'indice Ftse Mib guadagna il 2,45%, raggiungendo quota 43.675 punti e invertendo le tendenze ribassiste dei giorni precedenti. Ancora più significativi i movimenti sui titoli di Stato italiani: lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco cala sensibilmente fino a 84 punti base, dopo aver toccato un picco di 104 punti nelle sedute precedenti. Il rendimento del titolo italiano scende al 3,8%, segnalando un ritorno della fiducia verso il debito sovrano nazionale.

L'onda positiva contagia l'intera Europa. L'indice Stoxx 600 avanza dell'1%, sostenuto dalla forza dei comparti tecnologico e industriale. Francoforte realizza un balzo del 3,3%, mentre Parigi registra un progresso del 2,62%. Unica eccezione il settore energetico, che accusa il colpo della diminuzione dei timori geopolitici: il greggio Wti arretra del 10% a 88,5 dollari al barile, mentre il Brent cede il 9,6% scendendo a 101 dollari.

I metalli preziosi approfittano dell'incertezza ancora latente sui mercati. L'oro sale del 2,65% toccando 4.389 dollari l'oncia, mentre l'argento mostra performance ancora più marcata, guadagnando il 5,5% e attestandosi a 67,6 dollari. Questi movimenti riflettono la ricerca di safe haven da parte degli investitori, nonostante il miglioramento del sentiment complessivo.