Una ondata di vendite ha travolto il mercato petrolifero nelle ultime ore, con le quotazioni che hanno abbandonato i livelli raggiunti nelle prime battute della seduta. Il deterioramento della situazione geopolitica in Medio Oriente sembra aver trovato un temporaneo allentamento grazie ai segnali di dialogo emersi dai colloqui tra Washington e Teheran, fattore che ha spinto gli investitori a ridurre le posizioni speculative sul greggio.
Il West Texas Intermediate, il benchmark di riferimento per il petrolio americano, ha subito una contrazione pesante passando dai 100,68 dollari toccati questa mattina ai 90 dollari attuali, con una perdita percentuale che si attesta all'8,7%. La seduta si è rivelata particolarmente volatile, evidenziando come gli atteggiamenti del mercato rimangono sensibili alle evoluzioni del quadro politico internazionale, in particolare alle tensioni che da settimane caratterizzano la regione persiana.
Ancora più marcata la flessione del Brent del Mare del Nord, il paniere di riferimento per gli oli europei e asiatici, che ha ceduto il 7% rispetto alle quotazioni iniziali. Il greggio europeo si è attestato a 104,5 dollari al barile dopo aver aperto a quota 113,7 dollari, confermando il generalizzato movimento correttivo che ha interessato entrambi i principali indici petroliferi.
La decisione degli Stati Uniti di rinviare eventuali operazioni militari contro l'Iran in seguito a conversazioni descritte come costruttive rappresenta un segnale rassicurante per i mercati, che temevano un'escalation capace di compromettere i flussi di approvvigionamento energetico globale. La riduzione dei premi al rischio legati alle tensioni geopolitiche ha permesso ai prezzi di realizzare le correzioni tecniche accumulate durante i giorni precedenti, quando il panorama era apparso significativamente più incerto e minaccioso.