L'intellettuale statunitense Jeffrey Sachs ha lanciato nei giorni scorsi una proposta che fa discutere: affidare ai Brics il ruolo di mediatori nel conflitto in corso contro l'Iran, Paese membro dell'organizzazione. Se un simile scenario dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe un momento storico cruciale, segnando il raggiungimento di uno degli obiettivi più ambiziosi mai perseguiti dalle nazioni del Sud Globale: conquistare un peso diplomatico decisivo sulla scena internazionale. A firmare l'analisi è Stefania Jaconis, economista che da anni monitora gli equilibri geopolitici mondiali.
La guerra contro l'Iran funge attualmente da acceleratore di processi globali la cui complessità aumenta quotidianamente. I cambiamenti in corso avvengono con una velocità e un'intensità che non hanno precedenti nella storia moderna, superando dinamiche che solitamente si sviluppano nel corso di secoli. È facile dimenticare che l'impero persiano vanta radici profondissime, molto anteriori al Medioevo europeo, e conobbe il suo apogeo nel VI secolo d.C. Gli assetti geopolitici planetari si sono trasformati radicalmente nel tempo, principalmente in conseguenza del ruolo cruciale giocato dalle risorse naturali. La loro disponibilità e il loro valore relativo hanno sempre determinato quale regioni potessero accumulare ricchezza e potere globale.
Secondo l'analista Amitav Acharya della American University di Washington, siamo giunti a un punto di svolta: l'ordine mondiale non appartiene più esclusivamente all'Occidente. Due settimane fa il presidente finlandese Alexander Stubb ha ribadito questo concetto durante il forum di Raisina in India, affermando che il baricentro del potere mondiale si sta spostando progressivamente dalla parte sviluppata del pianeta verso il Sud Globale. Con questa lettura i due esperti intendono sottolineare un fenomeno radicale: i valori occidentali, i sistemi socio-economici, la supremazia scientifica e culturale, le merci occidentali non costituiscono più l'asse portante della geopolitica contemporanea. Invece, grazie alle nuove filiere produttive globali e ai mutamenti demografici in atto, guadagnano centralità i Paesi storicamente emarginati, quelli tenuti ai margini della crescita prosperosa.
Queste nazioni, tradizionalmente escluse dai circuiti di sviluppo equo, oggi avanzano con velocità di crescita economica straordinaria, trascinando tuttavia con sé strutture di potere spesso caratterizzate da autoritarismo e deficit democratici. Questo processo ha radici profonde, risalendo al 1955, quando il leader indonesiano Sukarno riunì a Bandung il primo incontro internazionale del mondo non-occidentale, i popoli che egli stesso definiva con quella terminologia dell'epoca. Da quel momento, la configurazione globale ha subito trasformazioni continue che accelerano oggi in modo visibile. La possibile mediazione dei Brics nel conflitto iraniano non sarebbe dunque un episodio isolato, ma l'ennesima manifestazione tangibile di questo riequilibrio storico.