La Pasqua 2026 sarà all'insegna della mobilità e delle esperienze condivise. Una ricerca condotta da YouGov per conto di Airbnb nel febbraio scorso rivela che almeno 10,8 milioni di italiani trascorreranno le festività pasquali lontano da casa, ribaltando la tradizione del "Natale in famiglia e Pasqua fuori". Lo studio ha coinvolto 2.021 cittadini rappresentativi della popolazione italiana tra i 18 e i 74 anni, analizzando le tendenze di prenotazione nel periodo compreso tra il 30 marzo e il 6 aprile.
I numeri parlano chiaro: più della metà delle vacanze pasquali sarà organizzata in modalità collettiva, mentre una su tre riguarderà esclusivamente nuclei familiari. La durata media della permanenza si attesta su 4 notti, con una propensione crescente verso destinazioni autentiche e meno congestionate rispetto ai tradizionali poli turistici. Ciò che emerge con forza è la volontà degli italiani di recuperare tempo di qualità con i propri cari: il 70% del campione identifica infatti la Pasqua come momento prioritario per stare insieme, soprattutto considerando che oltre il 40% non condivide momenti di relax con la famiglia dallo scorso Natale.
Pur mantenendo viva la tradizione del pranzo pasquale, gli italiani mostrano curiosità nel sperimentare piatti e specialità gastronomiche provenienti da altre regioni. Questa apertura al nuovo si riflette anche nella scelta delle mete: sono i piccoli borghi e le località fuori dai circuiti mainstream a registrare l'interesse maggiore. Nel nord Italia spiccano mete come Valtournanche in Valle d'Aosta, Villa del Conte in Veneto e Siziano in Lombardia. L'area centrale vede invece una particolare attrazione verso Assisi in Umbria, oltre a Massa e Cozzile in Toscana.
Al sud e nelle isole emerge un'inclinazione verso destinations più esotiche e tranquille: San Vito Lo Capo in Sicilia e La Maddalena in Sardegna dominano le ricerche, con vacanzieri sempre più interessati alla cucina mediterranea e alle bellezze naturali. Questo trend fotografa un cambio culturale rispetto alle scorse stagioni, dove la concentrazione su mete celeberrime era predominante. Gli operatori del turismo osservano dunque una redistribuzione dei flussi verso l'Italia minore, quella dei paesaggi autentici e delle comunità locali ancora capaci di preservare identità autentica.