Quella degli assegni ad personam è una questione che interessa numerosi dipendenti delle Poste Italiane, in particolare coloro che hanno ricevuto aumenti stipendiali sotto forma di somme personali mensili invece che incorporati nello stipendio base. Un lavoratore con oltre quarant'anni di anzianità nel gruppo postale (assunto dal 1984) ha sottoposto una domanda cruciale per la sua futura pensione: questi compensi accessori computati in busta paga da più di venti anni costituiscono effettivamente parte della retribuzione pensionabile?

La questione non è meramente tecnica. Il calcolo della pensione nel fondo pensionistico Ipost prevede infatti una quota A che tiene conto della retribuzione media annua. Se gli assegni ad personam non rientrassero in questo computo, il lavoratore rischierebbe di vedersi ridotta la propria prestazione pensionistica finale, perdendo di fatto una parte significativa dei compensi ricevuti nel corso della carriera.

Secondo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che ha analizzato il quesito, occorre distinguere tra la natura giuridica formale dell'assegno e la sua effettiva funzione economica. Gli assegni ad personam, pur mantenendo una denominazione specifica, rappresentano incrementi retributivi effettivi e continuativi nel tempo. Quando una voce di compenso entra stabilmente in busta paga per oltre venti anni, assume caratteristiche di vera retribuzione strutturale piuttosto che di bonus occasionale.

La normativa del fondo Ipost, come quella di gran parte dei fondi pensionistici, considera ai fini del calcolo della quota A tutti i compensi che costituiscono retribuzione effettiva ed effettivamente erogata. Pertanto, gli assegni ad personam dovrebbero essere inclusi nella base di calcolo della pensione, a condizione che siano stati versati regolarmente e risultino nella documentazione contributiva.

I dipendenti Poste in questa situazione sono invitati a verificare la propria posizione individuale presso l'amministrazione del fondo Ipost e a richiedere una simulazione pensionistica completa che includa tutte le voci retributive. In caso di dubbi sulla corretta computazione, è possibile inoltare ricorso amministrativo per garantire il pieno riconoscimento dei diritti pensionistici acquisiti.