Il Vietnam compie un passo storico nel panorama tecnologico asiatico diventando il primo paese del Sudest asiatico a introdurre una regolamentazione completa sull'intelligenza artificiale. La normativa, entrata in vigore il 1° marzo 2026, rappresenta un'affermazione di volontà politica del governo di Hanoi nel governare attivamente la rivoluzione tecnologica in corso, piuttosto che subirla passivamente. Questo approccio riflette la visione di To Lam, segretario generale del Partito comunista vietnamita, che ha recentemente promesso un'"era di ascesa nazionale" per il paese, con la tecnologia avanzata e l'intelligenza artificiale come pilastri fondamentali.
La legge quadro vietnamita disciplina l'intero ciclo di vita dei sistemi basati su IA, dalla fase di sviluppo fino alla distribuzione e all'utilizzo finale. L'elemento più rilevante è l'introduzione di un sistema di classificazione dei rischi che attribuisce responsabilità significative a sviluppatori e fornitori di tecnologie intelligenti. Il modello normativo trae chiaramente ispirazione dall'approccio europeo, con obblighi di trasparenza e il rafforzamento della supervisione umana sui sistemi automatizzati. Tuttavia, il governo vietnamita ha anche incorporato principi provenienti dall'esperienza cinese, riconoscendo che l'intelligenza artificiale non rappresenta uno strumento neutrale, ma un elemento strategico per la sicurezza nazionale, la stabilità sociale e l'autonomia digitale.
Beijing, infatti, ha già adottato da tempo una prospettiva simile, operando restrizioni sulle applicazioni di IA dalle caratteristiche troppo umane e predisponendo piani per contenere la disoccupazione tecnologica. Proprio come in Cina, il modello vietnamita assegna allo Stato un ruolo centrale e diretto nella supervisione delle tecnologie emergenti. Una delle convergenze più significative tra le due legislazioni riguarda l'estensione delle responsabilità lungo l'intera catena di produzione: sviluppatori e fornitori rispondono non solo della qualità del codice, ma anche di come il sistema viene utilizzato dagli utenti finali, creando un ecosistema di accountability che parte dal concepimento della tecnologia sino alle sue conseguenze concrete sulla società.
Il Vietnam posiziona quindi l'intelligenza artificiale come motore del suo nuovo modello economico e di sviluppo, ma con una chiara visione strategica: Hanoi non vuole diventare un semplice hub di manifattura tecnologica, ma aspirare al controllo e alla governance delle innovazioni che produce. Questa ambizione rispecchia la transizione che il paese sta attraversando, dall'essere esclusivamente una base manifatturiera verso il ruolo di polo innovativo regionale. La regolamentazione, che si applica anche alle aziende straniere che operano nel territorio vietnamita, rappresenta un segnale forte dell'intenzione governativa di gestire in modo indipendente lo sviluppo tecnologico nazionale, senza dipendenze esterne decisioni fondamentali sulla sicurezza digitale e sull'uso dei dati.