Una sessione di Borsa all'insegna della prudenza quella di oggi in Europa, con i principali indici che hanno invertito la rotta rispetto al positivo avvio mattutino ereditato dalla performance brillante dei mercati asiatici. L'atmosfera di cautela prevalente sui listini continentali riflette le valutazioni degli operatori rispetto alle dichiarazioni del presidente Trump su un possibile accordo con l'Iran, in un contesto già teso a causa della prosecuzione dei conflitti in Medio Oriente. Lo Stoxx 600, l'indice di riferimento della zona euro, ha ceduto lo 0,4%, mentre Milano ha registrato una flessione contenuta dello 0,3%, accompagnata dai ribassi di Francoforte (-0,8%), Londra, Parigi (-0,3%) e Madrid (-0,4%).
Ad appesantire il sentiment dei mercati contribuisce anche l'emergere di segnali di rallentamento economico nel settore manifatturiero privato europeo, come evidenziato dagli indici Pmi odierni. Sul fronte settoriale, a soffrire maggiormente sono stati il comparto tecnologico con un calo dello 0,8%, il settore della difesa che ha perso l'1,5% e il banking in flessione dell'1%. A far respirare parzialmente il listino è stata la spinta del comparto energetico, salito dello 0,9% grazie alla forte accelerazione delle quotazioni petrolifere: il greggio Wti ha guadagnato il 3,5% portandosi a 91,24 dollari al barile, mentre il Brent ha registrato un rialzo del 2,3% a 102,30 dollari.
Bene anche il comparto delle utility, con un modesto rialzo dello 0,2% a beneficio della discesa dei prezzi del gas naturale, sceso del 2% fino a 55,54 euro al megawattora. Sul fronte dei metalli preziosi, l'oro ha attratto capitali alla ricerca di rifugio sicuro, segnando un guadagno del 3,5% fino a 4.417 dollari l'oncia. Sul piano valutario, il dollaro si è rafforzato rispetto alle principali monete, con l'euro che ha registrato una contrazione a quota 1,1593.
Nei titoli di Stato, lo spread fra il decennale italiano e il corrispettivo tedesco si è allargato portandosi a 92 punti base. Il rendimento del Btp decennale si attesta al 3,94%, mentre quello del Bund tedesco rimane a quota 3,01%. Complessivamente, i dati odierni confermano un mercato caratterizzato da tensioni geopolitiche e da un quadro economico caratterizzato da segnali di debolezza nel ciclo produttivo europeo.