Continua a prendere forma il progetto del Ponte sullo Stretto. Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, ha comunicato in audizione presso la commissione Ambiente del Senato che i cantieri potrebbero partire negli ultimi tre mesi del 2026, a condizione che il procedimento autorizzativo venga concluso entro la fine dell'estate dello stesso anno. Le tempistiche dipendono dal completamento delle procedure previste dal decreto legge attualmente in discussione alla Camera, che include anche le norme specifiche per l'infrastruttura.

Riguardo ai costi dell'opera, Ciucci ha chiarito la dinamica degli aumenti che hanno portato l'importo del contratto generale da 3,9 miliardi nel 2006 a 10,5 miliardi oggi. Secondo l'ad, questo incremento deriva quasi integralmente dall'applicazione di clausole di adeguamento prezzi, una pratica standard nei lavori infrastrutturali di lunga durata che riflette le oscillazioni dei costi di mercato registrate negli ultimi anni. Le uniche variazioni sostanziali riguardano il tracciato ferroviario e le tre stazioni, inserite su richiesta dell'amministrazione comunale di Messina e coerenti con quanto previsto nel progetto del 2011.

Parallela alle considerazioni economiche, emerge però una questione di sicurezza che non può essere sottovalutata. Giuseppe Busìa, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, ha lanciato un allarme durante la medesima audizione: un'opera di questa portata e complessità rappresenta un potenziale bersaglio per la criminalità organizzata. Busìa ha sottolineato la necessità di implementare controlli rigorosi e di limitare il ricorso agli appalti in subappalto, misure essenziali per proteggere l'integrità del cantiere.

Critico inoltre il giudizio del numero uno dell'Anac sulle disposizioni procedurali inserite nel decreto. Secondo Busìa, queste norme non sono strettamente necessarie per ottemperare alle richieste della Corte costituzionale e rischiano invece di irrigidire i processi decisionali, allungare i tempi e indebolire le garanzie previste dalle procedure ordinarie. L'official ha raccomandato al Parlamento di eliminare le disposizioni superflue, affermando che la loro permanenza comporterebbe una diffusione delle responsabilità e una minore trasparenza nelle decisioni.