La recente escalation geopolitica nello Stretto di Hormuz ha riportato in primo piano le vulnerabilità dell'Italia in materia di approvvigionamento energetico. Ma secondo una ricerca del think tank Ecco dedicato alle politiche climatiche, il nostro Paese potrebbe affrancarsi dalla dipendenza dal gas qatarino molto più rapidamente di quanto comunemente ritenuto. Lo studio dimostra che oltre l'85% dei 6,4 miliardi di metri cubi importati annualmente da Doha potrebbe essere sostituito nel giro di dodici mesi, ricorrendo esclusivamente a soluzioni già disponibili e senza la necessità di sigmare nuovi contratti internazionali o costruire infrastrutture aggiuntive. Il restante 15% potrebbe essere gestito sfruttando la capacità degli impianti attuali non ancora satura e riducendo gli sprechi nella catena di distribuzione.
Questa conclusione capovolge la percezione diffusa riguardo alla nostra esposizione ai fornitori mediorientali. Se è vero che il Qatar rappresenta il 10% dell'intero volume di gas importato, si tratta di una dipendenza importante ma tutt'altro che strutturale e irrisolvibile. Ciò che emerge chiaramente dalla ricerca di Ecco è che il vero problema non risiede nella dipendenza da un singolo fornitore, ma nella crescente centrality del gas nel sistema energetico italiano e in particolare nella diffusione del gas naturale liquefatto. Prima del 2021, il Gnl pesava appena il 10% dei consumi totali; oggi rappresenta circa un terzo del mix. Questo incremento, accelerato dal collasso delle forniture dalla Russia, ha reso l'economia italiana particolarmente vulnerabile alle fluttuazioni dei mercati globali e ai rischi geopolitici.
Secondo gli esperti del think tank, la soluzione non consiste nell'inseguire nuovi fornitori o nel diversificare ulteriormente le importazioni, bensì nel ridimensionare strutturalmente la domanda di gas. Lo studio ha quantificato il potenziale di diverse tecnologie già mature: l'espansione delle fonti rinnovabili al ritmo delineato dal Piano nazionale integrato energia e clima, pari a circa 10 gigawatt annui, consentirebbe da sola una riduzione dei consumi di gas di 2,5 miliardi di metri cubi, coprendo così il 40% delle importazioni qatariane. A questo si aggiungono gli interventi di efficientamento termico negli edifici residenziali e negli impianti industriali, che potrebbero tagliare un ulteriore miliardo di metri cubi, nonché il contributo del biometano, l'elettrificazione dei consumi attraverso le pompe di calore e le misure di risparmio energetico.
Il vero collo di bottiglia, sottolineano gli analisti di Ecco, non è di natura tecnica né economica, ma di carattere normativo e amministrativo. I ritardi nei processi autorizzativi, le incertezze regolatorie e la lentezza nell'attuazione delle politiche green rappresentano gli ostacoli principali a una transizione energetica che, dal punto di vista fattivo, risulterebbe già realizzabile nell'arco di poco più di un anno. In altri termini, l'Italia dispone degli strumenti e delle tecnologie necessarie per sganciarsi dalla vulnerabilità geopolitica legata al gas qatarino, ma manca della velocità decisionale e amministrativa per concretizzare questa opportunità nel breve termine.