Un autorevole membro della commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti americana ha lanciato accuse pesanti contro l'amministrazione Trump durante il dibattito sul Digital Service Act presso il Parlamento europeo. Jamie Raskin, rappresentante democratico, ha denunciato una presunta strategia coordinata tra l'ex presidente e i leader di democrazie illiberali per indebolire la normativa europea sulla regolazione dei servizi digitali.
Secondo Raskin, il fronte repubblicano tollera violazioni della libertà in patria pur criticando i metodi di censura adottati da Cina e Russia. Il democratico ha sottolineato l'incongruenza di questa posizione, evidenziando come Trump vanti buoni rapporti con il presidente russo Putin, scavalcando così le tradizionali critiche americane agli autocrati. Il vice presidente JD Vance ha già espresso a Monaco di Baviera l'idea che il Dsa rappresenti una minaccia alla libertà d'espressione, una tesi che Raskin ha definito fuorviante.
Il deputato ha inoltre accusato Trump di coordinarsi con figure come Nigel Farage, Viktor Orbán e Vladimir Putin per promuovere un modello di democrazia «illiberale» sotto le spoglie della difesa della libertà d'espressione. Secondo Raskin, il movimento MAGA starebbe in realtà combattendo il Dsa per abbattere le barriere legali contro la propaganda dell'estrema destra e l'incitamento all'odio online.
Raskin ha poi denunciato comportamenti che ritiene antidemocratici dell'amministrazione Trump negli Stati Uniti: repressione di proteste studentesche, veti su pubblicazioni, occupazione di atenei e trasformazione del governo in uno strumento al servizio degli interessi privati dell'ex presidente. Ha infine evidenziato il principio fondamentale del Dsa: se un'azione è illegale offline, deve esserlo anche online. Una logica che, secondo il deputato, molti Paesi europei hanno adottato proprio dopo aver sperimentato il trauma storico del fascismo.
La critica di Raskin riflette una crescente spaccatura tra progressisti americani e l'amministrazione Trump sulla gestione dei diritti digitali e della libertà d'espressione nel contesto internazionale, con implicazioni significative sia per la politica interna statunitense che per i rapporti trasatlantici.