Dopo settimane di relativo ritiro dalle scene, il governo venezuelano riaccende la polemica con gli Stati Uniti. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha incontrato gli investitori nel prestigioso Palazzo di Miraflores per lanciare un messaggio chiaro: le sanzioni americane sono il principale responsabile della mancanza di capitali stranieri nel Paese. Un'argomentazione che torna a essere centrale nella narrazione ufficiale di Caracas, proprio mentre la crisi economica continua a colpire duramente la popolazione.
Rodríguez ha sostenuto che i permessi puntuali concessi da Washington nel contesto del regime sanzionatorio rappresentano solo una soluzione temporanea e insufficiente. La leader del governo ha ribadito l'importanza di costruire un rapporto bilaterale solido e duraturo con gli Stati Uniti, condizione che ritiene indispensabile per rilanciare lo sviluppo economico del Venezuela. Nel tentativo di attrarre nuovi investitori, ha inoltre promesso garanzie specifiche a tutela dei loro interessi economici, giudiziari e politici.
Sulla stessa lunghezza d'onda si colloca Diosdado Cabello, segretario del Psuv, il partito chavista al governo. Secondo Cabello, eliminare completamente le sanzioni consentirebbe al Venezuela di recuperare il livello salariale più elevato di tutta l'America Latina e di ripristinare i programmi di assistenza sociale che hanno caratterizzato i decenni precedenti. Una visione ottimistica che contrasta con l'attuale situazione del Paese.
L'amministrazione Biden ha già compiuto alcuni passi verso l'allentamento delle restrizioni, in particolare nei settori legati all'estrazione petrolifera e mineraria. Tuttavia, non è stata disposta a procedere con una cancellazione globale dell'embargo, mantenendo così una postura di cautela nei confronti del governo Maduro.
Ma il ritorno di questa retorica anti-sanzioni nasconde una realtà più complessa. Esperti indipendenti avvertono che la narrativa del governo ignora sistematicamente i fattori endogeni che hanno contribuito al collasso economico: gli espropri massicci, l'iperinflazione dilagante, la diffusa corruzione negli apparati dello Stato. Problemi strutturali che affliggono l'economia venezuelana già da molti anni, ben prima che le sanzioni americane venissero imposte nel 2019. Una dinamica che rende il discorso ufficiale, per quanto utile nella comunicazione politica, scarsamente convincente per chi osservi con obiettività i dati storici ed economici.