Torna protagonista il quartiere delle 5Vie durante la Design Week 2026 con una proposta che ribalta i paradigmi della contemporaneità. Il distretto, storicamente legato alle radici creative della città, punta i riflettori sul tema dei "qualia": quegli aspetti soggettivi e intimi della percezione che sfuggono alle misurazioni scientifiche e agli algoritmi. È una risposta consapevole all'era dell'Internet delle cose, come spiega Emanuele Tessarolo, co-fondatore del progetto insieme a Ernesta Del Cogliano. "Mentre tutti parlano di connessione digitale tra gli oggetti, noi vogliamo ricordare che le cose che circondano la nostra vita suscitano emozioni vere. Gli oggetti non sono solo entità fisiche misurabili: creano legami affettivi con chi li usa ogni giorno".
Il programma "QoT – Qualia of Things" si sviluppa nei tre poli principali del distretto: la sala delle Cavallerizze presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci in via Olona, il palazzo storico di via Cesare Correnti 14 e la sede del SIAM in via Santa Marta 18. A questi spazi si aggiungono le attivazioni diffuse nelle strade del quartiere, creando un'esperienza immersiva che coinvolge designer, artigiani e produttori da tutta Italia e oltre.
Tra le produzioni realizzate direttamente dal distretto emergono progetti di ricerca materica particolarmente innovativi. Marco Guazzini, designer toscano, presenta "Risonanze", un'indagine su due materiali autoprodotti: il Marwoolus®, un marmo reso translucido e più delicato grazie all'integrazione di fibre di lana in un legante specifico, e l'Alwoolus, che unisce lana e polvere di alluminio ottenendo superfici riflettenti. Parallela a questa ricerca è l'installazione "Cosmic meadow" della ceramista australiana Elizabeth Lewis, portata a Milano dalla gallerista Angela Da Silva e dalla sua Swing Design Gallery, che propone un universo estetico dove la manualità dialoga con l'immaginazione.
L'edizione 2026 contempla complessivamente dieci mostre e installazioni prodotte dal distretto stesso, oltre a una serie ancora più ampia di iniziative promosse dagli operatori locali. Il denominatore comune rimane la ricerca di una bellezza consapevole, frutto di lavoro manuale o comunque di serie produttive dove il controllo qualitativo resta primario rispetto alla standardizzazione. "La ricerca qui parte sempre dall'uomo", conclude Tessarolo, "che sia per reinterpretare tradizioni artigianali antiche, affrontare temi universali come la maternità, o semplicemente per progettare spazi e forme che parlino ai nostri cinque sensi".
Il 5VIE Design District si conferma dunque come un laboratorio dove il design contemporaneo ritrova una dimensione più umana e tattile, in netto contrasto con il digitale onnipresente. In un momento storico dominato dall'intelligenza artificiale e dalla virtualità, le 5Vie rivendicano il valore della percezione soggettiva e dell'emozione come pilastri insostituibili della bellezza e della funzionalità degli oggetti che convivono con noi quotidianamente.