L'Italia si ritrova più povera rispetto a due decenni fa. È quanto emerge da un'indagine del Centro di ricerca economica della Confesercenti che dipinge un quadro preoccupante dello stato dell'economia nazionale. Nonostante il numero di occupati sia cresciuto di 1,4 milioni unità tra il 2005 e il 2025 (da 22,7 a 24,1 milioni), il reddito medio unitario derivante dal lavoro ha subìto una contrazione del 9,3%, pari a una perdita media di 4.400 euro per lavoratore. Il risultato è che le famiglie italiane spendono oggi il 23% in più per acquistare il 15% in meno rispetto a vent'anni fa.

La crisi dei consumi è drammatica. Al netto dell'inflazione, la spesa è diminuita di ben 133 miliardi di euro complessivi, corrispondenti a circa 5.000 euro in meno per ogni nucleo familiare. A soffocare ulteriormente la domanda domestica è il peso crescente dei costi fissi e inevitabili: affitto o mutuo, utenze energetiche, trasporti, assicurazioni, sanità e servizi bancari assorbono ormai il 42% del bilancio mensile medio di una famiglia, poco meno di 14.300 euro. Questa pressione costante lascia spazi ristretti per acquistare altri beni e servizi, alimentando una dinamica di contrazione economica che si protrae da anni.

La situazione era destinata a migliorare nel 2026, ma il conflitto in escalation tra Stati Uniti e Iran rischia di azzerare le speranze di ripresa. Secondo lo studio, l'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime potrebbe spingere l'inflazione al 2,9%, vanificando il minuscolo incremento del reddito disponibile reale previsto per l'anno prossimo, fermo a soli lo 0,1%. L'impatto sui consumi sarebbe devastante: circa 3,9 miliardi di euro di spesa aggiuntiva che le famiglie non potranno permettersi.

"Il 2026 doveva rappresentare una svolta cruciale per l'economia italiana", commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. "La crisi mediorientale, che si aggiunge al conflitto ucraino ancora in corso, ci obbliga a ripensare completamente le prospettive dei prossimi mesi. Il rischio concreto è che questo nuovo shock blocchi il recupero del potere d'acquisto e colpisca duramente un Paese che, economicamente, è più fragile oggi rispetto a venti anni fa". L'analisi sottolinea come l'Italia sia intrappolata in un lungo ciclo di impoverimento relativo, in cui sia le famiglie che le imprese hanno progressivamente perso margini di manovra e resilienza.