Una riconfigurazione strategica dei fondi europei per il periodo 2021-2027 prende forma in questi giorni. I ventisette Paesi dell'Ue hanno approvato il trasferimento di oltre 34,6 miliardi di euro destinati originariamente alla politica di coesione verso cinque aree di intervento ritenute prioritarie nel nuovo contesto internazionale. La decisione, presentata dal vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto durante la revisione intermedia della politica di coesione, segna un cambio significativo nelle priorità di investimento del blocco comunitario.

Le risorse riallocate si concentrano principalmente su due settori strategici: 15,2 miliardi andranno al potenziamento della competitività economica, mentre 11,9 miliardi sono destinati al rafforzamento della difesa. Le restanti risorse, invece, si distribuiscono tra le politiche abitative che riceveranno 3,3 miliardi, la resilienza idrica con 3,1 miliardi e l'energia con 1,2 miliardi. Questa ripartizione testimonia l'intenzione dell'Ue di affrontare le sfide contemporanee, dalla sicurezza geopolitica alle transizioni ecologiche.

La portata della riprogrammazione è stata ampia: ben 25 Stati membri su 27 hanno presentato richieste di modifica entro la scadenza di fine 2025, coinvolgendo complessivamente 186 programmi rivisti, di cui 137 a livello regionale e 49 nazionale. I numeri confermano un coinvolgimento quasi totale della comunità europea in questo esercizio di riallocazione. La riprogrammazione rappresenta il 12,2% delle risorse dei programmi interessati e il 9,4% della dotazione complessiva della politica di coesione, che ammonta a 367 miliardi di euro nel suo insieme.

Dal punto di vista tecnico, il trasferimento di fondi proviene da diverse fonti europee. Il Fondo europeo di sviluppo regionale ha ceduto 26,5 miliardi, il Fondo di coesione 3,4 miliardi, il Fondo sociale europeo Plus 3,3 miliardi e il Fondo per la transizione giusta 1,4 miliardi. Questa distribuzione delle riduzioni riflette una scelta ponderata sui settori da cui attingere risorse, cercando di mantenere un equilibrio tra gli obiettivi storici della coesione territoriale e le nuove esigenze strategiche dell'Unione.

La mossa rappresenta un adattamento della politica europea alle trasformazioni geopolitiche e ai nuovi rischi identificati, con particolare attenzione alla capacità difensiva e competitiva del blocco comunitario nel contesto globale odierno. La decisione solleva però interrogativi sugli effetti a lungo termine per le regioni e i settori che beneficiavano storicamente di questi fondi di coesione.