Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea, ha illustrato oggi i dettagli della proposta di bilancio dell'Unione europea per il periodo 2028-2034, sottolineando come il nuovo quadro finanziario rappresenti un cambio di rotta rispetto alle precedenti programmazioni. L'obiettivo dichiarato è quello di ridurre la burocrazia e conferire maggiore autonomia decisionale ai livelli amministrativi più vicini ai cittadini, in particolare agli enti regionali.

Durante la conferenza stampa dedicata alla revisione intermedia della politica di coesione, Fitto ha evidenziato come la nuova proposta garantisca una maggiore flessibilità nell'utilizzo delle risorse finanziarie. Questo approccio mira a semplificare i meccanismi di accesso ai fondi europei, riducendo gli ostacoli amministrativi che storicamente hanno rallentato l'implementazione dei programmi nelle regioni europee, in particolare in quelle più arretrate economicamente.

Fra i punti centrali della proposta figura il regolamento sui piani nazionali di partenariato regionale, concepito per assicurare un ruolo di primo piano alle amministrazioni regionali nelle decisioni riguardanti lo sviluppo territoriale. Tale strumento mantiene quindi un peso rilevante nella governance della spesa comunitaria, permettendo alle regioni di incidere direttamente sulla programmazione degli interventi.

Un elemento concreto della nuova proposta è l'allocazione di almeno 218 miliardi di euro specificamente indirizzati alle regioni caratterizzate da minori livelli di sviluppo economico. Questi fondi rappresentano una risposta dell'Ue alle esigenze di coesione territoriale e mirano a ridurre i divari economici all'interno dello spazio europeo, con particolare attenzione alle aree del meridione e dell'Europa orientale.

Fitto ha inoltre rimarcato l'importanza di una collaborazione strutturata con gli enti regionali, affermando che il successo della nuova programmazione dipende dalla capacità di lavorare insieme alle amministrazioni locali. Questo approccio collaborativo rappresenta un cambio significativo rispetto alla tradizionale imposizione top-down della programmazione europea, aprendo uno spazio di dialogo tra Bruxelles e i territori nazionali. La sfida principale sarà ora quella di tradurre questi principi in procedure concrete e effettivamente più snelle per le regioni beneficiarie.