Nicola Procaccini, copresidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, accusa frontalmente il sistema ETS (Emission Trading System) di costituire un vero e proprio tributo sulla capacità produttiva del Vecchio Continente. Durante l'evento "Fermare l'Ets per salvare l'industria", promosso dall'eurodeputato di Fratelli d'Italia Stefano Cavedagna, il politico ha ribadito che il meccanismo non solo danneggia economicamente le aziende europee, ma non raggiunge nemmeno i suoi obiettivi ambientali dichiarati. "Mentre le emissioni calano in Europa grazie a questi vincoli, continuano ad aumentare globalmente", ha sottolineato Procaccini, invocando una revisione radicale della norma e appoggiando le critiche mosse dal Governo italiano.
Cavedagna ha poi fornito un quadro ancora più critico, concentrandosi sulla situazione della ceramica italiana, settore particolarmente colpito dai costi di conformità ambientale. L'eurodeputato ha evidenziato come le imprese europee si trovino costrette a pagare imposizioni fiscali che i principali competitor mondiali – Stati Uniti, Cina e gli altri paesi del Sud-Est asiatico – semplicemente non conoscono, creando uno squilibrio commerciale inaccettabile. "Questa norma ormai superata continua a penalizzare la nostra capacità competitiva senza alcun beneficio tangibile", ha denunciato.
Graziano Verdi, vicepresidente di Confindustria Ceramica, ha fornito numeri allarmanti sugli effetti concreti della politica ambientale europea. Nel corso dell'ultimo decennio, il comparto ha investito oltre 4 miliardi di euro per modernizzare gli impianti e ridurre l'inquinamento produttivo, dimostrando un impegno ambientale genuino. Tuttavia, proprio nell'anno in cui l'ETS ha subito un aumento dei costi, gli investimenti del settore hanno registrato un crollo superiore al 20%, segnalando una chiara correlazione tra la pressione fiscale verde e la perdita di risorse destinate all'innovazione tecnologica.
La riunione evidenzia la frattura sempre più ampia tra la visione ambientale europea e le ricadute economiche concrete sulle industrie italiane di eccellenza. Secondo gli esponenti di FdI, il Made in Italy produce con standard inquinanti tra i più bassi al mondo, rendendo ancora più ingiustificato il carico fiscale aggiuntivo. La posizione della destra italiana sembra trovare una convergenza sulla necessità di rinegoziare a livello europeo i meccanismi di tassazione carbonica, rivendicando una maggiore equità competitiva internazionale senza compromessi sulla qualità ambientale della produzione.