Un nuovo capitolo nella guerra tra progressisti e conservatori a Bruxelles si apre con l'accusa diretta dell'eurodeputata Cecilia Strada ai danni del Partito popolare europeo. Secondo la dem italiana, il Ppe ha progressivamente ceduto il controllo della propria agenda politica ai movimenti di estrema destra, consentendo loro di orientare le scelte su temi cruciali come i rimpatri e la definizione dei Paesi sicuri per i migranti.
Lo sfondo di questa polemica è l'avvio di un procedimento giudiziario da parte della Corte d'Appello di Parigi contro Fabrice Leggeri, ex direttore dell'agenzia europea Frontex e attualmente parlamentare europeo eletto nelle file del Rassemblement National francese. Leggeri è finito sotto inchiesta con l'accusa di aver favorito operazioni di respingimento in violazione della legge internazionale nel bacino del Mediterraneo, coinvolgendo autorità libiche e greche, oltre a presunte intercettazioni illegittime.
"I giudici determineranno se le responsabilità di Leggeri sussistono dal punto di vista penale, ma quello che emerge è un disegno politico inaccettabile", dichiara Strada, evidenziando come il Ppe debba assumersi la responsabilità politica di avere sostenuto simili orientamenti. La deputata sottolinea l'incoerenza di una forza che si presenta come moderata pur avendo sottoscritto sistematicamente misure descritte come xenofobe e securitarie.
La critica si estende anche al governo italiano, la cui delegazione al Parlamento europeo - secondo Strada - condivide esattamente lo stesso approccio restrittivo nei confronti della migrazione. L'eurodeputata dem ribadisce che l'Unione europea non può affidare posizioni di rilievo a figure le cui azioni hanno contraddetto i principi fondativi dell'Ue sul rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale.