Il Consiglio di Stato ha definitivamente chiuso la partita tra l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e Eni Plenitude, respingendo il ricorso dell'Agcm e confermando così l'annullamento delle multa inflitta alla società energetica. La decisione dei magistrati di secondo grado rafforza la linea già tracciata dal Tar del Lazio, che aveva accolto le ragioni di Plenitude nei confronti dell'accusa di aver modificato illegittimamente i contratti di fornitura ai danni dei clienti.
Al centro della controversia c'è il Decreto Aiuti bis emanato nel 2022 in piena crisi energetica. Il provvedimento governativo aveva imposto un freno deciso alle compagnie di luce e gas, vietando loro di ritoccare le condizioni dei contratti già attivi per adeguarli all'impennata dei costi delle materie prime. L'Antitrust aveva ritenuto che Eni Plenitude avesse violato questi vincoli e aveva comminato sanzioni significative alla società controllata da Eni.
Ma la difesa di Plenitude ha costruito una tesi interpretativa diversa del decreto: secondo la società, il divieto riguardava esclusivamente i contratti in corso, non quelli destinati al rinnovo successivo alla scadenza naturale. In questa lettura, applicare nuove tariffe ai clienti che sottoscrivevano contratti nuovi o che vedevano scadere quelli precedenti non rappresenterebbe una violazione della norma. Il Tar del Lazio ha ritenuto corretta questa interpretazione, e ora il Consiglio di Stato ha confermato pienamente questa valutazione.
La sentenza di oggi non è isolata. Ieri, lo stesso Consiglio di Stato ha emesso verdetti analoghi annullando le sanzioni che l'Agcm aveva inflitto a Enel e Acea per motivazioni identiche. In tutti e tre i casi, i magistrati hanno giudicato legittimo il comportamento delle utilities e hanno dato torto all'azione dell'Autorità garante. Questo triplo pronunciamento dei giudici amministrativi di secondo grado rappresenta una sconfitta significativa per l'Agcm nella sua strategia di controllo sul settore energetico durante il periodo di crisi.
Le sentenze lasciano aperti interrogativi più ampi sulla portata effettiva del Decreto Aiuti bis e sulla capacità dell'Autorità della concorrenza di contenere i rialzi tariffari nel comparto dell'energia. Per i consumatori, il riconoscimento legale del diritto delle compagnie a modificare le tariffe al rinnovo contrattuale rappresenta una conferma che la protezione normativa aveva margini interpretativi significativamente ridotti rispetto alle iniziali intenzioni dell'Antitrust.