Agli albori del calcio napoletano, una frattura all'interno della società del Naples generò uno degli eventi sportivi più significativi della città partenopea. Nel 1911 nacque l'Internazionale, secondo club cittadino destinato a trasformare il panorama calcistico locale. La scissione non fu il frutto di una semplice divergenza gestionale, ma piuttosto di una vera e propria rivolta interna che coinvolse figure di spicco del club originario.
La genesi della separazione affonda le radici nella composizione cosmopolita del Naples, dove convivevano calciatori inglesi, svizzeri, danesi e napoletani. Dopo sei anni di questa convivenza turbolenta, le incomprensioni si fecero insuperabili. Un gruppo di dissidenti, guidato da Luigi Stolte (ex campione di canottaggio che divenne presidente della nuova società), decise di intraprendere la strada dell'indipendenza. Con loro si unirono nomi come Hector Bayon nel ruolo di direttore sportivo, Adolfo Reichlin, Francesco Dresda, Augusto Barbati, Emil Steinegger (difensore svizzero di 190 centimetri), Paolo Scarfoglio e altri ancora. La rivolta ebbe esito positivo: l'Internazionale vide la luce come entità autonoma.
Nel frattempo, il Naples non vide crollare il proprio progetto. Sotto la guida del nuovo presidente Emilio Anatra, il club storico si ricostituì attorno a una base più decisamente napoletana. Tra i volti nuovi figuravano Guido Cavalli (studente di ingegneria), i difensori Gaetano Del Pezzo e i fratelli Bruschini, Mario Argento (schermidore e ciclista di talento), e Carlo Garozzo. La rivalità si trasformò da conflitto interno in competizione sportiva vera e propria.
L'Internazionale si presentò al pubblico come un'elite cosmopolita: gli unifrchi sceglievano maglie blu notte con collettini bianchi, e disponevano di un impianto proprio ad Agnano, recintato e con ingresso a pagamento (cinquanta centesimi). Nella compagine dei nuovi arrivati brillavano nomi illustri come il duca di Serracapriola in attacco e Gennaro Fermariello in mediana (futuro primo cittadino di Napoli). Pepè Cangiullo, campione di tuffi acquatici, presidiava la porta. Il debutto avvenne il 5 novembre 1911 contro i marinai della nave inglese Romanje, con una convincente vittoria per 3-1.
Il momento atteso dalla città giunse il 21 aprile 1912, quando le due compagini si incontrarono per la prima volta in un confronto ufficiale, nei campionati regionali. Nasceva così una rivalità destinata a diventare leggendaria, destinata a marcare indelebilmente la storia calcistica partenopea. Il tifo cittadino si spaccò nettamente: l'Internazionale aveva il proprio epicentro in via Medina, mentre il Naples radicava i propri sostenitori alla Pignasecca. Da quel momento in poi, il derby avrebbe scritto pagine memorabili dello sport napoletano.