Un'azienda italiana su due fatica a trovare il personale che cerca. È questo il quadro che emerge dai dati elaborati da Cnel e Unioncamere, presentati in occasione della conferenza "Dal sapere al saper fare" tenutasi oggi presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, organizzata dall'Associazione Marchi Storici d'Italia. Un dato preoccupante che fotografa una situazione di stallo nel mercato del lavoro nazionale.
La percentuale di profili introvabili tocca il 46% a livello complessivo, ma raggiunge picchi allarmanti in specifici comparti produttivi. Nel settore delle costruzioni e in quello metalmeccanico, infatti, le difficoltà di reperimento superano nettamente il 60%, con i recruiter costretti ad attendere mediamente quattro mesi e mezzo prima di individuare le figure professionali necessarie. Un lasso di tempo che rappresenta una perdita economica significativa per le imprese.
Secondo Giovanni Brugnoli, presidente della Fondazione imprese e competenze per il Made in Italy, la radice del problema affonda nelle carenze strutturali del sistema: "La causa principale risiede nella frattura tra il mondo della formazione e quello della produzione - ha spiegato - combinata alla mancanza di quelle competenze tecniche e operative che il mercato effettivamente richiede". Una disallineamento cronico che costringe i datori di lavoro a investire risorse aggiuntive in corsi di formazione interna.
Massimo Caputi, che guida l'Associazione Marchi Storici, ha sottolineato come questa sfida delle competenze rappresenti oggi una minaccia diretta alla continuità del Made in Italy: "Il sistema educativo e quello industriale continuano a procedere su strade separate. Il divario è alimentato da profili professionali inadeguati rispetto ai fabbisogni reali, da processi di orientamento fragili e dalla scarsità di preparazione tecnico-operativa nei giovani".
Un elemento di speranza emerge dalle considerazioni di Armando De Nigris, vicepresidente dell'Associazione. "Mentre il resto del mondo può compensare i deficit tecnici ricorrendo a strumenti come l'intelligenza artificiale - ha evidenziato - la creatività dei nostri giovani, il nostro approccio basato sulla manualità consapevole e la tradizione costruttiva italiana rimangono inimitabili". Un richiamo all'unicità del made in Italy come opportunità di differenziazione nel contesto globale, a patto che si riesca a colmare il gap formativo.