L'Assemblea plenaria di Strasburgo ha approvato questa mattina il via ai negoziati per modificare la direttiva europea sui rimpatri dei migranti irregolari. Il risultato del voto è stato netto: 389 deputati hanno votato a favore, 206 contro e 32 si sono astenuti. Dietro la decisione c'è una coalizione inedita composta da Partito popolare europeo, Conservatori e Riformisti, gruppo Patrioti e rappresentanti dell'estrema destra.

La proposta di riforma, elaborata con il contributo dell'italiano Raffaele Ciriani, introduce cambiamenti significativi rispetto alle norme attuali. In primo luogo, amplia la definizione di "paese di ritorno sicuro", non limitandola più al solo paese d'origine ma includendo anche stati terzi. Inoltre, la nuova disciplina inverte le priorità: il rimpatrio coercitivo diventa l'opzione principale, relegando la partenza volontaria a scelta secondaria. Tra le novità più rilevanti figura la possibilità di istituire "hub di rimpatrio" in paesi terzi, strutture dedicate alla gestione dei procedimenti di allontanamento.

Il gruppo parlamentare dei Patrioti, che rappresenta la Lega a Bruxelles, ha celebrato il risultato come una svolta storica. In un comunicato diffuso dopo il voto, ha sottolineato come il risultato segni la fine di anni di stallo negoziale su una materia ritenuta cruciale per la sicurezza europea. Secondo i Patrioti, guidati dal francese Jordan Bardella, questo successo dimostra che "un'alternativa politica è l'unica strada" per tutelare i confini del continente dopo "un decennio di fallimenti" nella gestione dei flussi migratori.

La delegazione leghista ha evidenziato nel suo commento gli aspetti più restrittivi del nuovo testo: norme più severe sulla custodia amministrativa per evitare fughe, il ricorso agli hub nei paesi terzi e l'obbligo di imporre divieti di ingresso ai rimpatriati in via coercitiva. Il provvedimento autorizza inoltre le autorità ad accedere ai dispositivi elettronici dei soggetti sottoposti ad allontanamento che rifiutano di cooperare. La Lega ha chiesto che questi meccanismi vengano confermati integralmente nei prossimi passaggi istituzionali, fornendo così strumenti aggiuntivi ai governi nazionali e locali.

Ora il dossier passa al Consiglio europeo, che riceve un mandato chiaro da una maggioranza di centrodestra al Parlamento. I negoziati interistituzionali definiranno la versione finale della direttiva, che dovrà comunque raccogliere il consenso degli Stati membri per diventare legge vincolante in tutta l'Ue. L'approvazione odierna rappresenta comunque un cambio di rotta rispetto al dibattito degli ultimi anni, dove le politiche di rimpatrio più rigide hanno trovato frequentemente opposizione tra i deputati progressisti.