Il governo italiano ha deciso di fare un passo indietro rispetto ai piani iniziali di irrigidire la tassazione sui dividendi distribuiti dalle imprese e sulle plusvalenze realizzate dagli azionisti. La stretta fiscale, che avrebbe dovuto generare nuove entrate nelle casse dello Stato, è stata abbandonata perché ritenuta di difficile implementazione dal punto di vista amministrativo e normativo.
La decisione rappresenta un cambio di rotta significativo nella strategia tributaria dell'esecutivo. La maggior parte degli analisti riteneva che l'introduzione di nuovi prelievi su cedole e guadagni in conto capitale avrebbe comportato complicazioni applicative consistenti, con rischi di contenzioso con i contribuenti e difficoltà operative per l'Agenzia delle Entrate.
Nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, oltre all'eliminazione della misura fiscale, è stato affrontato anche il tema della riforma del Testo unico della finanza, il decreto che disciplina il sistema finanziario nazionale. L'ordine del giorno comprendeva dunque questioni trasversali riguardanti sia la tassazione che la regolamentazione dei mercati finanziari.
Questa marcia indietro arriva in un momento in cui il governo continua a cercare nuove fonti di finanziamento per sostenere le proprie politiche economiche e sociali. La scelta di abbandonare la tassazione su dividendi e plusvalenze segna comunque un'inversione di tendenza rispetto alle iniziali intenzioni di allargare la base imponibile nel settore dei redditi da capitale.