Un team internazionale di ricercatori guidato da Teruhiko Wakayama dell'Università di Yamanashi ha stabilito un confine biologico finora sconosciuto: i mammiferi non possono essere clonati indefinitamente. Lo studio, pubblicato nei giorni scorsi su Nature Communications, dimostra che nel topo il limite massimo è rappresentato dalla 58ª generazione clonata, oltre il quale la sopravvivenza degli esemplari diventa impossibile. Un risultato che risponde a una domanda fondamentale della biologia: se la clonazione potrebbe teoricamente preservare una specie attraverso la sola riproduzione artificiale.

I ricercatori hanno condotto un esperimento straordinario durato vent'anni, durante il quale hanno generato circa milleduecentotopi attraverso clonazione seriale dello stesso esemplare femmina. Il processo ha utilizzato la tecnica ormai consolidata del trasferimento nucleare di cellule somatiche, la medesima che nel 1997 produsse la celebre Dolly, la pecora che rivoluzionò il dibattito scientifico ed etico sulla riproduzione artificiale. La metodica prevede l'estrazione del nucleo da una cellula riproduttiva e la sua sostituzione con il nucleo di una cellula somatica dell'animale da clonare, per poi impiantare l'embrione in una femmina gestante.

Tuttavia, il processo non ha mantenuto la stessa efficienza nel tempo. A partire dalla 27ª generazione, il tasso di successo della clonazione ha iniziato a calare sensibilmente. Verso la 58ª generazione, gli esemplari nati morivano entro ventiquattro ore dalla nascita. I ricercatori hanno identificato nella progressiva accumulo di mutazioni genetiche la causa principale di questo declino biologico. Secondo le loro analisi, già intorno alla 25ª generazione si osservavano cambiamenti significativi nel Dna dei topi clonati, riducendo progressivamente la viabilità dei nascituri.

I dati aprono interrogativi affascinanti sulla sostenibilità biologica della clonazione come strumento di conservazione genetica. Sebbene oggi aziende commerciali offrano servizi di clonazione per animali domestici e persino cammelli, lo studio dimostra che questa tecnologia incontra limiti naturali invalicabili. La ricerca suggerisce che i mammiferi, diversamente da piante e organismi inferiori capaci di riprodursi indefinitamente per clonazione, posseggono meccanismi biologici che impediscono la perpetuazione seriale della vita attraverso questo metodo. Gli scienziati ipotizzano che ulteriori studi potrebbero rivelare se lo stesso limite esista anche in altre specie, con implicazioni significative per la conservazione della biodiversità e per le future applicazioni biotecnologiche.