Il gruppo francese Lvmh ha chiuso il primo trimestre con un fatturato di 19,1 miliardi di euro, mantenendo la stabilità in un periodo segnato da incertezze geopolitiche e turbolenze economiche globali. Sebbene i ricavi abbiano subito una contrazione del 6% in termini di cambio corrente, la crescita rimane positiva dell'1% a cambi costanti, evidenziando come il colosso del lusso continui a mantenersi solido di fronte alle sfide attuali.
La divisione Fashion & Leather, che rappresenta il cuore pulsante del gruppo con i suoi marchi più prestigiosi, ha generato 9,2 miliardi di euro, registrando tuttavia un calo del 2% a cambi costanti dopo aver subìto un'erosione maggiore del 9% a cambi correnti. Questo risultato rispecchia le difficoltà riscontrate nei principali mercati europei e giapponesi, dove la spinta della domanda locale non è bastata a compensare interamente il ridimensionamento della spesa dei turisti internazionali.
Geograficamente, la mappa dei risultati evidenzia luci e ombre differenziate. Gli Stati Uniti hanno iniziato l'anno con performance positive, mentre il mercato asiatico, escludendo il Giappone, ha mostrato una crescita marcata, confermando i segnali di ripresa osservati nella seconda metà del 2025. Europa e Giappone hanno mantenuto una domanda domestica resiliente che ha parzialmente mitigato il calo della spesa turistica internazionale.
L'elemento più critico emerge dal Medio Oriente, dove il conflitto scoppiato a marzo ha drasticamente invertito la tendenza positiva che aveva caratterizzato l'inizio dell'anno. Secondo le stime del gruppo, il conflitto ha generato un impatto negativo pari a circa l'1% sulla crescita organica complessiva del trimestre, rappresentando un freno significativo alle prospettive di crescita più ampia.
Nel complesso, la casa madre francese del lusso dimostra una capacità di navigare in acque agitate, grazie alla diversificazione geografica e alla forza dei suoi brand storici. Tuttavia, le tensioni geopolitiche rimangono una variabile da monitorare con attenzione nei prossimi trimestri, poiché potrebbero incidere ulteriormente sugli scambi e sui consumi nei mercati strategici.